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...ormai
è diventata una meta fissa: in 20 giorni ci sono tornato tre volte...
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Pagina
a cura di Gianfranco (VC) |
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E’
prevista l’ennesima domenica di bel tempo, l’ultima di questa estate
2007.
Questo pomeriggio, anche mio figlio dodicenne ha deciso di
accompagnarmi. Dopo pranzo, si parte. Da Vercelli ci vuole poco più di
un’ora per raggiungere la frazione di Arbaz, che, penso, tutti i
visitatori di questo sito sappiano dove si trovi. (Fate attenzione che
l’ultima volta che sono passato da Challand, per risalire verso Arbaz,
cartelli indicavano che dal giorno 25 settembre, la strada sarebbe stata
chiusa fino a fine lavori di sistemazione della carreggiata).
Superata
la frazione, al primo tornante lasciamo la macchina in quel piccolo
slargo posto sulla destra, proprio sotto il famoso cartello blu che
indica la presenza delle nostre miniere.
Da
lì si prosegue a piedi sulla strada
poderale che si addentra nel bosco. Il suo primo breve tratto è
ripido, ma poi prosegue più dolcemente, per diventare pianeggiante.
Proprio dove il tratto si fa pianeggiante e curva sulla sinistra, si
arriva in un punto protetto sul suo lato destro da un parapetto in legno:
qui, in lontananza, si possono notare sull’angolo della montagna,
alcuni dei resti delle strutture delle miniere di Bechaz.
Procediamo:
il posto è veramente particolare, al di là del fascino che può dare
la ricerca delle miniere si possono godere anche particolari
sensazioni di tranquillità. Se si riesce a proseguire in silenzio è
facile individuare scoiattoli che si spostano da un albero all’altro.
Per ben due volte, non in questa occasione, ma durante le precedenti
escursioni,coppie di stambecchi o appartenenti alla loro famiglia mi
sono passati a pochi metri di distanza.
Ma
torniamo alle nostre miniere, sì, perché questo pomeriggio lo scopo é
proprio quello di arrivare alle miniere di Bechaz.
La poderale, qui praticamente in piano, giunge ad un bivio dove due piccoli
cartelli gialli indicano le direzioni. Noi imbocchiamo la
biforcazione che scende a destra. Pochi metri, una curva ancora
sulla destra e si prosegue sul sentiero che da quel punto diventa
particolarmente ripido (in discesa). Non si può sbagliare, si procede
sino ad arrivare in un posto ove, in uno slargo, sulla sinistra, sono
accatastati molti tronchi tagliati. Il sentiero principale, quello che
abbiamo seguito fino a questo momento, prosegue curvando Anche
in questa occasione non si può sbagliare, basta seguire il sentiero,
comunque ben visibile. Si procede, ad occhio, poco più di 200 metri
e
finalmente
i primi segni dell’impianto minerario di Bechaz. Un pozzo,
immediatamente a sinistra del sentiero e segnalato da un paio di nastri,
come quelli che si usano nei cantieri.
Finalmente ….. ma subito bisogna fare attenzione!! Per prima cosa
intimo a mio figlio di non oltrepassare quei nastri. Infatti, il pozzo (foto a lato) è praticamente verticale, inaccessibile, se non con
adeguati equipaggiamenti
particolari e soprattutto tanta esperienza.
Mi
avvicino e, allungando un braccio, scatto una foto nel buco. Poi è
inevitabile giocare un po’ con l’eco prodotta dal pozzo. Ma quanto
sarà profondo? La voglia di
lanciare un
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sasso all’interno è forte, ma nel contempo mi chiedo: se
un temerario si trovasse in escursione là sotto? Lasciamo stare e
proseguiamo per il sentiero. Poco distante c'è un altro ingresso (foto
a lato, se
mi clicchi ne vedi i primi metri), questa volta quasi in
piano ed in
parte ostruito da terriccio proveniente da sopra. (Nota di Z.G. si tratta
del travers
banc n° 2). Anche in
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questo caso
scattiamo alcune foto. Alzando lo sguardo vediamo che sul pendio soprastante,
si notano le classiche tracce di discarica: probabilmente in quella
direzione, risalendo la stessa, si trova un altro pozzo o una galleria
(Nota di Z.G. sì, lì sopra c'è il travers
banc n° 3), ma noi preferiamo continuare sul sentiero pianeggiante.
Camminiamo ancora per alcuni metri, quando arriviamo davanti ad un altro
ingresso. Ma no, questa volta non è un ingresso
bensì
una struttura ricavata nella roccia che tempi addietro era forse |
utilizzata come ricovero per gli attrezzi o altro. Poco
più in là si
trova una porta.
Questa sì che è “
La Miniera
”: se non sbaglio,è l’ingresso, relativo al filone
n°3. Ci
infiliamo per pochi metri, scattiamo una foto: La curiosità è tanta,
ma apposta non ho portato torce e quant’altro, per non
farmi tentare!!
Per
avventurarsi lì dentro (foto a lato) è sicuramente indispensabile un minimo di attrezzatura
e, forse per una tranquillità ulteriore, non sarebbe male una guida,
una persona con esperienza, che magari abbia già visitato questi luoghi tanto affascinanti quanto imprevedibili.
Il
nostro obiettivo, in fin dei conti lo abbiamo raggiunto, ovvero trovare la miniera. Però
disponiamo ancora di un po’ di tempo a disposizione. Un martelletto e uno
scalpello, tuttavia, li avevamo portati, quindi proviamo a
rovistare nel materiale delle discariche antistanti gli ingressi delle
miniere.
Qualche piccolo cristallo e alcuni cubetti di pirite sono
sufficienti per accendere l’entusiasmo di mio figlio.
Adesso è proprio ora di tornare, e…. di ricordarci che al ritorno
quella ripida discesa diventerà una ripida salita!!! Gianfranco
da Vercelli
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