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| ORO DELLA BESSA:
Le sue zone di escavazione riconoscibili dall'attuale morfologia
territoriale. |
Dall'esame
della situazione di fatto risulta dunque che i lavori di sfruttamento più antichi si
sono svolti presumibilmente nella valle del torrente Viona, a nord di
Mongrando in una zona che l'illustre autore di una interessante e
documentatissima opera dal titolo Vittimula, D. Carlo Rolfo, chiama
dei «Castellieri» in un'epoca che reperti carboniosi sottoposti alla
prova del C14 a cura del Prof. Mario Scarzella, cultore appassionato
dell'antichissima storia delle zone in questione ed autore del prezioso
testo L'ORO DELLA BESSA ED I VITTIMULI, hanno dimostrato risalire
al 2000 a.C.
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L'acqua necessaria per la demolizione della morena in questa
zona era presa inizialmente dallo stesso Viona, il quale, alimentato da
un bacino imbrifero estesissimo, può raggiungere portate molto
notevoli, e,forse, in un secondo tempo dal Lys con una canalizzazione di
poche decine di chilometri (ricordiamo che Plinio parla di frequenti
prelevamenti d'acqua da 100 miglia di distanza). I lavori più imponenti
però per i quali s'utilizzò, come si dirà più avanti sulla scorta di
quanto scrive Strabone, l'acqua della Dora, svuotandone l'alveo "appartenete
a tutti", si svolsero sulle pendici che dal torrente Olobbia
salgono verso Magnano. Le prove delle grandi demolizioni artificiali
risultano dall'esame accurato delle carte topografiche della zona. Nelle
carte geologiche si nota infatti che la forma, indicata come morena di
Mindel, della Serra, presenta un innaturale golfo con centro a valle della
località di Magnano, contro cui s'appoggia il semiellisse della Bessa.
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Ora, se l'erosione lungo la valle del Viona può essere in parte
attribuita all'azione delle acque del torrente (ma l'esistenza, in
prossimità, delle pietraie ci conforta nella tesi che l'uomo vi ha
fortemente contribuito), l'erosione nelle pendici di Magnano non può
certo spiegarsi con l'azione dei pochi torrentelli con bacini imbriferi
insignificanti che possono scendere dal «colmo» di Serra verso il
torrente Olobbia. Profili geologici impostati su epoche differenti ci
permettono inoltre di ricavare la differenza esistente (fra allora ed oggi) della
posizione "in verticale" del letto, dovuta ad oltre duemila anni di scorrimento delle
acque e di constatare l'inesistenza primordiale sia delle ciclopiche
discariche attuali, sia ovviamete della fonte Canei che sgorga attualmente dalle
discariche stesse.
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I LAVORI.
All'inizio dello sfruttamento di quello che sarebbe poi diventato un
ciclopico cantiere minerario era tecnicamente sufficiente incanalare
acqua e materiale in solchi appositi creati appositamente che proseguivano
in rettilineo: dette enormi cunette, prima dell'apertura delle bocche del
bacino di carico che avrebbe consentito all'acqua di precipitarsi sul
materiale subissato, venivano rivestite nell'ultimo tratto, di rami di ulice
oppure di pelli di animale atti a trattenere le particelle d'oro. In
seguito però le cose si complicarono per via del complesso lavoro che
divenne necessario quando, dopo vari secoli d'escavazione, l'assestarsi dei mucchi di
sassi sterili formava vere e proprie collinette al termine dei canli di
lavaggio; a monte del deposito di queste grosse
pietre di scarto si scavavano allora pozzi profondi ben rivestiti con gli stessi
elementi lapidei di cui vi era tanta abbondanza e gallerie (quelle di
cui si vedono tracce nelle cave di Cerrione), che, iniziando da più a
valle passavano sotto gli ammassi di pietroni arrivavando così alla base
dei pozzi. Sopra i pozzi si ponevano travi non a contatto fra loro, con
funzione di vaglio, in modo che il materiale trascinato dalla fiumana
artificiale venisse diviso in due classi: il grosso continuava la sua
corsa giungendo da solo nell'ammasso di pietroni, mentre il fino, con l'acqua
e l'oro, s'infilava nei pozzi e nelle gallerie giungendo al punto
d'arricchimento ed allo scarico a valle di tutto il contesto. Il sistema ultimo descritto, che, apparentemente
risulta più complicato di quanto sia in realtà, presenta il seguente·grandissimo
vantaggio: creando uno o più canali collettori (cioè adeguate
biforcazioni nelle gallerie per il materiale fine) era poi possibile
demolire all'uscita di queste altrettante aree di
morena disponendo di un solo pozzo con la relativa galleria e tale
convenienza risulta tanto più evidente se si pensa che data la distanza
ormai modesta dell'Elvo rispetto al punto d'arrivo verso valle della galleria,
diveniva vantaggioso scaricare il rifiuto, analogamente a quanto secondo
Plinio facevano gli Ispani, in tale torrente, la cui acqua provvedeva a
disperderlo.
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LE
TESTIMONIANZE. Il Prof. Scarzella nel suo prezioso libro
"L'oro della Bessa e i Vittimuli", a pag. 44 afferma che alcuni anni or
sono lungo la strada Vermogno-Cerrione, che segue il corso del torrente
Olobbia, durante lo scavo d'un pozzo è venuta alla luce alla profondità
di 7 m. una camera sotterranea di mq 3x3, da cui si dipartivano tre
gallerie. Sempre secondo il Prof. Scarzella, nella primavera del 1972 o
del 1973, durante lo scavo delle fondazioni di una casa, a m 7 dal pozzo
di cui s'è detto, s'è trovato alla profondità di m 5 un cunicolo a
forte pendenza che scendeva verso la camera di cui sopra e saliva,
dall'altro lato, verso una grossa buca posta a 40 metri di distanza,
quadrata, con lato di sei metri, rivestita di muri a secco,fatti con
grossi massi non squadrati. Le strutture descritte dal Prof. Scarzella
corrispondono perfettamente sia per ubicazione che per dimensioni ai
pozzi che dovevano essere costruiti per convogliare il torrente
contenente il materiale fine sotto la discarica dei pietroni e di quella
delle sabbie e ghiaie accumulate da secoli. L'esistenza delle gallerie
sotto la discarica (certamente oggi in parte franate in parte riempite)
può essere comprovata anche da altre fonti, come ad es. la già
nominata fonte Canei, che ha portate d'acqua anche cospicue in certe stagioni e
che sgorgano da punti localizzati dell'ammasso sabbioso artificiale che
si presenta di regola con un'innaturale omogeneità. Le gallerie scavate
dall'uomo, per quanto non più aperte, si comportano evidentemente
come canali di drenaggio cui può pervenire l'acqua piovana filtrata
attraverso la pietraia oppure quella dello stesso,Olobbia nel caso vi
siano comunicazioni fra il torrente e le gallerie medesime. La sorgente
Canei, per la precisione, si trova certamente all'estremo di una vecchia
galleria che è stata per molto tempo alimentata direttamente dall'Olobbia
e territorialmente lo dimostra la grandissima erosione che a suo tempo
deve aver spinto verso il torrente Elvo quantitativi enormi di sabbia:
erosione che non può spiegarsi diversamente se non con la forte portata
d'acqua derivata direttamente dall'Olobbia attraverso una galleria.
Altra prova dell'esistenza di gallerie sotto i pietroni potrebbero
essere alcuni risucchi a cono allineati ed individuati sul posto che
dimostrano cedimenti localizzati di sottostanti cavità certamente
artificiali in quanto il materiale che costituisce il substrato basale
della Bessa non è tale da consentire fenomeni di carsismo. |
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Vedi
pag. iniziale dell'argomento |
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Questo testo è stato liberamente estratto (e poi
adattato alle esigenze del Sito) da L'immensa miniera d'oro dei Salassi,
di Teresio Micheletti. |
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