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descrizione della Nira

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2016)

 

 

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Lontani, antichi e ormai semidistrutti gli edifici minerari della misteriosa "Nira".

miniere val d'ayas la nira

 

 

Un articolo di Pastorelli Alessandro & De Martin Barbara, gentilmente concesso da "Speleo Club C.A.I. Sanremo" e qui adattato alle esigenze del web dall'autore dello stesso Sito.

 

 

ITINERARIO.

Risalire la Valle d'Ayas fino a Challand Saint Anselme, da qui raggiungere la frazione Ruvére posizionata proprio di fronte a Challand sul versante orografico di sinistra del Torrente Evancon. Superata la piccola frazione si lascia l'auto in prossimità del primo tornante e si prosegue a piedi ; il sentiero per la località "Leuria" inizia nelle immediate vicinanze, sulla sinistra della strada poderale. Il tempo di percorrenza è stimato in circa 2 ore fino alle case di Leuria. Da qui, attraversando il prato e superando le vecchie baite, si segue una piccola traccia che raggiunge il crinale dove alcuni muretti e manufatti in pietra indicheranno infine la vicinanza delle miniere.

DESCRIZIONE

Le gallerie della Miniera Nira sono tre e per una maggiore comprensione le numereremo sequenzialmente 1, 2, 3 partendo da quella ad altitudine più elevata. L'ingresso della galleria 1 si trova adiacente ai resti di una costruzione appena dietro il crinale, si apre in mezzo a grossi blocchi ad altitudine di 1665 m slm ed è stata rilevata per una lunghezza di 20 m circa dove un pozzo la collega con la galleria 2; oltre questo pozzo si intravede una prosecuzione cui anticamente vi vi si accedeva tramite una ardimentosa impalcatura in legno della quale ora rimangono solo pochi resti marcescenti. L'ingresso della galleria 2 è situato alla quota di 1640 m slm, essa è stata rilevata per uno sviluppo di oltre 60 m e come accennato sopra si collega alla galleria 1. Questo sotterraneo è dotato di due ingressi, uno dei quali quasi completamente ostruito e l'altro che si affaccia direttamente sul "vuoto" della valle sottostante (foto negli approfondimenti); all'interno di essa, procedendo nella direzione principale, dopo circa una decina di metri si incontra un laghetto di acqua limpidissima profondo un metro e formatosi a causa del forte stillicidio presente nella miniera. Superato lo specchio d'acqua, tramite una piccola cengia "porta culla" sulla sinistra della galleria, si sale un ripido e stretto cunicolo per raggiungere una ciclopica stanza dove non si può non notare un enorme lastrone di Serpentino potente almeno 20-25 metri cubi, staccatosi di recente dal soffitto. All'interno di questo stanzone, sulla destra del cunicolo di risalita, la galleria prosegue in discesa per una decina di metri fino a raggiungere un secondo laghetto oltre il quale non ci è stato possibile andare. Per arrivare all'ingresso della galleria 3 si deve scendere ulteriormente una trentina di metri per ripido sentiero fino alla quota di 1620 metri. Anche questo ingresso è stato parzialmente ostruito tramite la costruzione di un muretto a secco. La galleria in questione è lunga uno trentina di metri e pressoché orizzontale.

 

Ps. Sull'altro lato del vallone laterale del "Tronc", il quale é contiguo alla zona descritta, all'incirca in direzione ed alla stessa altezza dei ruderi della costruzione sopra accennata, vi é un pozzo profondo una decina di metri circa, ma non si sa se abbia a che fare con questo cantiere.

 

NOTE GEOLOGICHE

Tutti gli ingressi sono stati aperti in una vena di colore bruno-rossastro inglobata nel Serpentino scuro: non abbiamo riscontrato alcun tipo di mineralizzazione all'interno delle miniere, mentre all'esterno sono state reperite alcune pietre contenenti tracce di Pirite: è molto probabile quindi che questa fosse, all'epoca dei lavori, la maggiore risorsa estrattiva e non si può escludere che tale Pirite potesse avere anche tenore aurifero.

CONCLUSIONI

Nonostante l'interessamento dell'amico Marco Giordano presso varie biblioteche, archivi regionali e attraverso domande agli abitanti della valle, non abbiamo potuto dare certezza alla nostre ipotesi; la storia ufficiale di questa miniera dunque è inesistente almeno negli archivi bibliografici dei comuni della valle. Dopo tutte le ricerche effettuate, l'unica vera certezza è che il nome "La Nira" deriva dalla colorazione nerastra della roccia che la incorpora. L'esplorazione ed i rilievi sono stati effettuati con la collaborazione di Ugo Magnani e Marco Giordano, entrambi appartenenti al " C.O.L. (Cercatori d'Oro della Lombardia).

 

 

 

 

 

 

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