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G. Pipino la biografia

                                         

 

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003)   web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006)   

 

Riflettendo sull’ autorevole ruolo che sta avendo da molti anni la figura del dott. Giuseppe Pipino nell’ambito degli studi sulla ricerca dell’Oro in Italia , mi sembra perlomeno doveroso inserire nel Sito una scheda descrivente il suo dinamico operato. Dinamico perché, parallelamente alle sue importanti riflessioni che non di rado hanno dato contributi fondamentali sulla materia in questione, egli è anche riuscito, nel nostro Paese, a dare sviluppo alla ricerca amatoriale dell’oro (cioè non più per necessità, ma per semplice diletto) organizzando raduni, confronti e gare che si perpetuano a tutt'oggi permettendo ai cercatori d'oro di entrare in contatto e conoscersi.

 
LE SUE RICERCHE. Giuseppe Pipino avviò la propria carriera negli anni '70 dedicandosi ai giacimenti primari (quarzo aurifero)  della Val Gorzente, periodo in cui iniziò anche a raccogliere materiale e testimonianze d'ogni tipo che gli sarebbero poi tornati poi utili per la realizzazione, nel 1987, del Museo Storico dell'Oro Italiano, istituito da lui stesso e oggigiorno con sede a Predosa (AL), via Lung'Orba n°1.

Geologo ed esperto giacimentologo in campo internazionale, dopo aver pianificato gli organismi corporativi legali e logistici necessari, nel 1981 organizzò e diresse accurati lavori di ricerca nel fiume Orba, coprendo con sette permessi di ricerca tutto il basso corso di detto torrente, da Ovada alla Bormida, lavori che consentirono di raccogliere ed analizzare numerosi campioni di sedimento lungo gli spaccati di detto terrazzo alluvionale, confermando così la presenza di una strato continuo e poco profondo con discreta presenza di oro. In tale circostanza furono eseguiti anche alcuni sondaggi nei territori di Bosco Marengo, Casalcermelli e Capriata per prelevare metalli più in profondità ed il materiale in oggetto veniva condotto al Cantiere di Portanova, che era stato preso parzialmente in affitto dalla Noranda Italia (società costituita allo scopo). Lì veniva trattato da specialisti inglesi e canadesi sia con l’ausilio di macchine importate dall’estero sia con attrezzature ideate e realizzate artigianalmente da Pipino stesso. In sostanza, però, pur essendo stati fatti venire da varie parti del mondo i migliori esperti sulla materia e pur considerando che questi ultimi riconobbero una reale potenzialità economica del contesto, le continue difficoltà burocratiche  portarono ad abbandonare l’impresa già l’anno appresso e la Noranda lasciò l'Italia.

Pipino proseguì ugualmente, in proprio, ad analizzare la situazione dell’oro alluvionale italiano e le sue ricerche evidenziarono infatti la presenza dello strato aurifero in tutta la parte superiore della Pianura Padana (vedi mappa), solcata questa da fiumi notoriamente ricchi in oro quali Orco, Dora Baltea, Elvo, Ticino, Adda e Orba. Considerando che in detta porzione d’ Italia vi è la presenza di numerose cave di sabbia, egli mise a punto un semplice apparecchio che consente di separare e recuperare parte dei minerali pesanti dal materiale che viene trattato nelle cave. Detto attrezzo fu montato sperimentalmente in alcune di esse poste lungo i principali fiumi auriferi ed il concentrato che se ne ottenne fu sistematicamente convogliato a Portanova (dove Pipino aveva deciso di proseguire personalmente le attività di ricerca) per esser ulteriormente suddiviso nei vari singoli componenti (oro ecc.). I risultati furono buoni ed egli proseguì quindi ad analizzare materiale proveniente anche da altri fiumi per valutare la possibilità d’installare una serie d’impianti " pilota" di separazione nelle zone risultate più interessanti. 

Ma le sue ricerche si spinsero anche ben oltre il classico deposito alluvionale italiano: tra il 1984 e il 1986 scoprì le prime manifestazioni di oro epitermale (oro invisibile) in Toscana meridionale e Lazio e, come consulente dell' AGIP MINIERE, fornì inoltre indicazioni per il ritrovamento di analoghe mineralizzazioni in Sardegna. A livello storico, nel contempo, evidenziò  e segnalò alla Soprintendenza Archeologica del Piemonte la presenza di cumuli di ciottoli (residui di aurifodinae) nell' Ovadese, nel Canavese e nel Vercellese (preziose e indiscutibili testimonianze di ricerche aurifere d'altri tempi). Va anche ricordato che in quest'ultimo periodo di tempo descritto egli era redattore della Rivista Mineralogica Italiana, nonché collaboratore del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino per la compilazione dell'“Inventario Mineralogico Piemontese”. Negli primi anni del nuovo millennio ha collaborato con la pubblicazione "Dictionnaire Enciclopedique des Alpes" (ed. Glenat Grenoble 2006), curando la voce Or (Mine d') e a tutt'oggi, oltre ad esser occupato nel non semplice riordino della biblioteca e dell'archivio del Museo (questi ultimi con indirizzo differente dal museo stesso perché per problemi tecnici si trovano per ora ad Ovada), sta approfondendo lo studio sulle aurifodine sopra menzionate. Attualmente sta anche preparando la partecipazione, del  "suo" Museo, alla celebre Mostra sull'Oro delle Alpi, edizione 2009: quest'ultima verrà allestita in occasione della Borsa di Minerali di Monaco di Baviera (Mineral Tage), che è la più grande  d'Europa.

 

 IL MUSEO.    Come già sopra accennato, a livello storico e scientifico  Pipino raccolse nel tempo molte documentazioni ed oggetti in generis riguardanti la raccolta dell’oro in Italia e con parte di questo materiale nel 1987 fondò e allestì a Casalcermelli (bassa Val d'Orba) il “Museo Storico dell’Oro Italiano” che dopo varie vicissitudini dislocative ha oggi sede in Via Lung'Orba n°1 di Predosa (AL). Nel Museo è illustrata la storia dei giacimenti auriferi italiani, con documenti che vanno dal Cinquecento ai giorni nostri, carte topografiche antiche e recenti, una ricca raccolta bibliografica specifica, opuscoli, giornali, incisioni, fotografie, strumenti ed oggetti d'uso. Non mancano campioni di minerali auriferi e di oro nativo primario, nonché scagliette e polvere d'oro raccolti in molti corsi d'acqua e lì presentati in bacheche contenenti varie campionature aurifere italiane, Va precisato che, anche per difficoltà causate dalla consueta indifferenza e mancanza di "appoggio" che le istituzioni italiane mostrano spesso nei confronti di iniziative invece importanti, la biblioteca e i documenti storici dell'archivio del Museo si trovano attualmente (2008) ad Ovada: detto materiale è ora anche in fase di catalogazione e riordino da parte di Pipino stesso.   

Per quanto riguarda l'antica attività di raccolta dell'oro dai sedimenti alluvionali, oltre ad alcuni reperti archeologici provenienti dalle aurifodinae romane della Bessa, nel Museo sono conservati numerosi esemplari di piatti e canalette in legno utilizzati nei primi decenni del Novecento dai cercatori dell'Orba, dell'Orco, dell'Elvo, della Sesia e del Ticino, assieme ad altri strumenti complementari. E' anche possibile seguire, attraverso ritagli di giornali e fotografie, lo sviluppo recente della raccolta amatoriale del prezioso metallo: Il Museo è infatti sede della locale Associazione Storico-Naturalistica (che lo gestisce) e della Federazione Italiana Cercatori d'Oro, sodalizi senza intenzioni di lucro e che hanno lo scopo di promuovere iniziative dirette alla conoscenza e alla valorizzazione storica di località e fiumi auriferi italiani. L'accesso individuale al Museo è libero e gratuito nei suoi consueti orari di apertura, mentre visite guidate di gruppo, anche in altri giorni, possono essere concordate: si vedano al proposito le indicazioni suggerite nel suo stesso Sito.

 

LE GARE. Un'altra importante, diciamo pure determinante iniziativa di Giuseppe Pipino consiste nell’aver organizzato ed istituito in Italia le Gare dei Cercatori d’Oro (definirla "importante" é piuttosto riduttivo perché si tratta di un evento che si diffuse subito a macchia d'olio nel nostro paese, riscontrando grande successo e partecipazione da parte di innumerevoli cercatori d'oro nostrani). Si tratta sostanzialmente di raduni indirizzati a gare di abilità consistenti nel recuperare, da parte di ogni singolo concorrente, l’oro contenuto in un secchio di sabbia consegnatogli (nei secchi di ogni concorrente i contenuti di sabbia e di oro sono identici) nel minor tempo possibile e, ovviamente, perdendone il meno possibile.

Non sto qui a descrivere i dettagli tecnici e la necessaria regolamentazione del contesto, ma mi limito ad alcune significative note al merito. La prima manifestazione di cui sopra, in Italia ebbe luogo nel 1981 sul fiume Orba  e, vistone il successo, già nel ’83 veniva organizzato il primo Campionato Italiano "Open" (cioè con la partecipazione anche da parte di stranieri): quest’ultimo fu organizzato da Pipino con la cooperazione con Ottavio Lora, noto appassionato torinese cercatore di oro e minerali in generis. Detti avvenimenti aiutarono nei contatti con altri sodalizi d'oltre confine e la cosa permise che i Campionati Mondiali di Pesca all'Oro si disputassero nel 1985 a Ovada (AL). L'evento ebbe molto successo e stimolò il formarsi di diverse associazioni italiane: tra queste, quelle costituite da veri appassionati che avevano in comune sani principi di valorizzazione dell'argomento costituirono tre anni appresso la Federazione Italiana Cercatori d'Oro che ancor oggi ha sede presso il Museo sopra descritto e le cui associazioni federate permettono il continuo e regolare svolgimento delle gare, raduni ecc.

 

ALTRO. Ce ne sarebbe molto di "altro" da scrivere al proposito e rimanendo ad esempio nei temi utili ai cercatori d'oro amatoriali, concludo questa pagina ricordando la cosiddetta "Pasquetta a Predosa" organizzata ogni anno dalla persona cui è dedicata la pagina: si tratta di un raduno di cercatori (nel giorno di pasquetta, appunto) dove vengono anche mostrate le tecniche per cercare l'oro con la Batea e si può agire personalmente e disporre della consulenza sul posto da parte di Pipino stesso. E' una giornata festosa, in compagnia di molte delle persone che amano dilettarsi a cercar oro: a titolo informativo, ecco ad esempio il programma di quella di quest'anno oppure un resoconto di quella scorsa.

 
 

 

 

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Oltre alle conseguenze sgradevoli cui spesso s’incorre, tipo intervento diretto da parte di terzi legittimamente interessati, copiare o utilizzare i contenuti d’altri siti porta quasi sempre a risultati screditanti per il proprio lavoro, soprattutto nel caso il materiale fosse tratto da web ben conosciuti e molto visitati i cui utenti, nel caso appunto ravvisassero (accidentalmente?) il contesto di cui sopra, considererebbero detta scopiazzatura come rivelatore della mancanza di buon gusto oltre che di idee nei confronti del gestore del sito in “odor” di plagio . In ogni caso si tratterebbe di un gesto che, al di la delle apparenze iniziali, non offrirebbe al proprio web alcuno sviluppo positivo per il semplice motivo che non è generato da un’azione costruttiva bensì passiva.  A mio modesto avviso, un sito per risultare interessante deve avere una propria personalità nella scelta dei contenuti e nel modo in cui questi vengono presentati: meglio ancora se caratterizzato da alcune informazioni non  facili da reperire. Altro che copiare da altri siti...

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