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Per capire pienamente i motivi che hanno portato alla formazione dei
Giacimenti Secondari
nel nostro Paese, cioè il cosiddetto oro alluvionale che oggigiorno noi
cerchiamo sui fiumi (sponde) auriferi della Lombardia, Piemonte ecc, occorre fare riferimento alle riflessioni
degli studiosi che nel corso del tempo, tra conferme e smentite, ci regalarono infine l'attuale
solida verità. Sia questa pagina sia quelle a seguire tramite gli
approfondimenti sulla destra costituiscono infatti un estratto realizzato
consultando preziosi testi di Robilant, Jervis, Micheletti ed
altri illustri maestri grazie ai quali noi disponiamo attualmente
di un chiaro quadro geografico della disposizione dell'oro in Italia (vedi
al proposito la Carta
aurifera del dott. Giuseppe
Pipino).
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Scagliette del Ticino |
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Già il
conte Balbo verso la fine del 1700 affermava che i depositi alluvionali
non fossero costituiti da oro che le acque dei torrenti trascinavano
dalle vallate alpine per portarlo sino lì. Egli asseriva che il metallo
si trovasse già nel suolo delle pianure e colline circostanti da
moltissimo tempo e che a portarlo in superficie fosse il travaglio delle
periodiche piene dei fiumi, situazione in cui la forza dell'acqua
asportava il materiale più leggero lasciando (quasi a vista) l'oro ed
altri minerali pesanti. Della stessa (e giusta) idea era anche l'illustre
Nicolis de Robilant, il più importante metallurgo nonché cercatore di allora),
ma entrambi sbagliavano in un punto e cioè credendo che detti terreni
auriferi potessero derivare da antichissimi sgretolamenti delle montagne
circostanti.
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A quei tempi infatti, pur essendo già stato notato il fenomeno
morenico derivato dai ghiacciai, non si conosceva però ancora
esattamente ciò che accadde durante le remote epoche glaciali.
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Agli
inizi del 1800 si presentò inoltre, a "confondere le acque",
una differente ed errata corrente di pensiero da parte di altri
scienziati, in particolare Vittorio Michelotti (non Micheletti) che li
portava a scrivere argomentazioni indirizzate a dimostrare che l'oro alluvionale
fosse da sempre uniformemente distribuito nelle pianure e non avesse
quindi nulla a che fare coi filoni auriferi posti più a monte o a lato, sulle Alpi.
Una teoria questa che non mi dilungo a descrivere perché (oltre a non
affermarsi) era a suo tempo già stata smentita dagli studi di Balbo e
Robilant. |
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E'
finalmente il capo del Distretto Minerario di Torino, nel 1890, a
ipotizzare con convinzione che l'oro libero presente nelle pianure sia
stato lì portato dai ghiacciai in fase di movimento. Si tratta dell'
ingegnere Alberto Rovello: questi, in una suo rapporto di visita
riguardante le ricerche aurifere che una società francese stava
svolgendo nel Ticino e relative sabbie, ebbe a scrivere nella sua
relazione quanto segue:
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"...l'affermazione che si può subito
pronunciare è che l'oro delle alluvioni del Ticino provenga dalla
erosione delle regioni in cui esistono i filoni di quarzo aurifero
notoriamente coltivato oggigiorno in numerose miniere. Ora troviamo di
questi filoni auriferi non solo sui versanti del Monte Rosa e delle sue
valli secondarie, dette Val Anzasca, Val Antrona,, Val Bagnanco, ma
ancora sui versanti della stessa Valle principale del Toce da Crodo a
Rumianca e Vogogna; considerando quindi che non consta che lungo il
corso del Ticino superiore al suo sbocco nel Lago Maggiore esista oro
nelle alluvioni, si deve concludere che l'Oro che si trova nel suo
tratto inferiore all'imbocco di Sesto Calende è l'oro dei filoni
quarzo-auriferi del Gruppo del Monte Rosa, che dovette percorrere in
parte le valli secondarie soprannominate ed in parte la valle stessa
principale della Toce. Come questo percorso sia continuato fino a Sesto
Calende, malgrado l'immensa scavazione che ora forma il Lago Maggiore e
che divide lo sbocco della Toce dall'imbocco del Ticino, si spiega
facilmente ricordando il meccanismo dei ghiacciai durante l'epoca del
loro maggiore sviluppo in cui deponevano le maggiori morene frontali che
si conoscano, fra le quali appunto quella che chiude a Sud il lago
Maggiore. Pare dunque soddisfacente il dire che le morene della Valle
del Toce, già esse stesse formate dal complesso delle morene della
valle principale di detto fiume e delle sue valli secondarie, tutte
aurifere, hanno percorso il Ghiacciaio ora Lago Maggiore, hanno concorso
con le morene sterili dello stesso ghiacciaio provenienti da altre valli
e formare la morena frontale di Sesto Calende della quale la successiva
denudazione ed erosione formò l'alluvione superiore più recente ed
aurifera del Ticino". |
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