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Sardegna Furtei

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2016)

 

 

                              

 

 

"Cando si abbaidad sempre lontanu non si biede su chi si tenede in manu". 

(Quando si guarda sempre lontano non si vede quel che si ha in mano).

 

 

Quello che segue è un articolo di Riccardo Bruno.

   

Sembrano dei comuni silos, come quelli che si vedono nei cantieri edili. Dentro, però, non c'è cemento, ma oro, i primi quindici chili di metallo prezioso estratti dalle rocce delle colline di Furtei, a non più di quaranta chilometri da Cagliari. Bill Humphries, il direttore della miniera, sorride e con le dita indica ancora tre settimane: venti giorni per vedere il primo lingotto, per mettere a tacere gli ultimi scettici, per mostrare che la corsa all'oro in Sardegna non è né una bufala né una truffa.

Sembra quasi un paradosso, in una terra dove le miniere chiudono una dopo l'altra, e migliaia di minatori vengono mandati a casa. Quella di Furtei è l'unica miniera d'oro in Italia, forse uno dei giacimenti più ricchi d'Europa: tre tonnellate previste nei primi quattro anni, e poi chissà quante ancora. Giampiero Pinna è da un anno presidente dell'Emsa, l'Ente minerario sardo, ma da dieci insegue questa sua personale ossessione. Qualcuno l'aveva preso per pazzo, altri, ancora peggio, per una dissipatore di denaro pubblico. Con il soldi della Regione, attraverso la Progemisa, il braccio della ricerca dell'Emsa, e quelli dell'Agip aveva iniziato i sondaggi. Un presidente dell'Eni nell'87 aveva liquidato frettolosamente questa storia dell'oro come una barzelletta, soltanto «fantasia popolare». E l'Agip, un paio d'anni dopo, decise di ritirarsi. Oggi Pinna, 46 anni, nato a Iglesias, il padre minatore come il nonno, anche lui sceso sottoterra per pagarsi gli studi in geologia, può dire di aver vinto la sua battaglia. Ma invece di ostentare soddisfazione si rifugia nei dettagli tecnici: «Quello che stiamo estraendo», spiega, «è un oro invisibile, per la precisione viene chiamato epitermale. Non aspettatevi, insomma, di trovare pepite o pagliuzze. Ci sono solo frammenti microscopici, non si vedono a occhio nudo, ma solo dopo un'attenta analisi chimica della roccia. I vecchi esploratori non potevano trovarlo».

Così, quello che è stato ribattezzato «il Klondike sardo» non è un posto dove si incontrano pionieri con sacca sulle spalle, piccone e setaccio. L'oro viene estratto grazie a un complesso procedimento chimico e metallurgico, che si chiama lisciviazione. I moderni cercatori d'oro hanno giacca e cravatta, e spesso una laurea in ingegneria o in geologia. E nel cuore della Sardegna, tra colline assolate e senza un solo albero, la loro lingua ufficiale è l'inglese. A estrarre l'oro, infatti, è la Sardinia gold mining, una società che vede soltanto come azionista di minoranza la Progemisa, mentre il settanta per cento è in mano a un gruppo australiano che ha alle spalle investitori come la Rothscihld Australia o l'onnipresente finanziere George Soros. Gli australiani della miniera di Furtei sono adesso una decina. Sono loro che hanno portato le nuove tecnologie  di estrazione e realizzato l'impianto che è ancora in fase di costruzione. C'è un frantoio per macinare la roccia, ci sono cumuli di pietre irrorati con acqua arricchita di cianuro in modo da trasformare l'oro in sale complesso. E poi ci sono le grandi vasche che raccolgono l'oro «diluito», prima di essere messo nei silos dove, a contatto con barre di carbone attivo, vengono isolate le parti metalliche. Un lungo procedimento per ottenere da una pietra, in apparenze uguale a tante altre, oro purissimo. E in queste terre di origine vulcanica di pietre ricche d'oro  ne sono state trovate molte, sei giacimenti solo nelle colline attorno a Furtei. I tecnici non nascondono l'entusiasmo, dicono che in media ci sono tre grammi d'oro per ogni tonnellata di materiale grezzo, che a volte arrivano anche a otto, una cifra superiore a molti dei celebrati giacimenti australiani. Per questo il direttore della miniera Humphries si infila il casco  e mostra l'impianto che ha iniziato la sua attività alla fine di marzo. Fa vedere la «camera dell'oro», che adesso è ancora una gabbia di ferro ma dove tra quindici giorni l'oro uscirà sotto forma di lingotti. «Stiamo rispettando le promesse fatte», tiene a precisare. «Abbiamo preso anche degli impegni ufficiali con in quattro comuni della zona, Furtei, Guasila, Serrenti e Segariu, per dare lavoro alla popolazione locale. Già lavorano con noi una ventina di persone, altre venti le assumeremo entro pochi mesi. Alla fine questa miniera occuperà una sessantina di unità e altrettante lavoreranno nell'indotto». ma secondo mister Humphries «i benefici si moltiplicheranno. La Sardegna», dice sicuro, «è un distretto aurifero molto interessante a livello mondiale e ciò porterà a investire anche in altre zone,sfruttando anche altri minerali».

 

Humphries è un robusto e simpatico signore inglese di 55 anni, da trentacinque si è trasferito in Australia e da dieci si occupa d'oro. Per diverso tempo ha lavorato come ingegnere civile in una cittadina australiana dove più della metà della popolazione era costituita da immigrati italiani. Per questo è stato mandato a dirigere la miniera di Furtei; e lui si è portato dietro gente che di nome fa John Mobilia, oppure John Di Grandi o ancora peggio Sergio Di Giovanni. Australiani, ma tutti figli di siciliani, che adesso si trovano a estrarre oro in Sardegna. Ma c'è anche Pierpaolo Caddeu di Furtei, che ha girato l'Italia lavorando come muratore e che da sette mesi lavora a un paio di chilometri da casa, come tecnico minerario. O come Gabriella Lecis, del vicino paese di Serrenti, che ha studiato inglese a Londra e che adesso fa la segretaria del direttore della miniera. Storie che si intrecciano e si incontrano in questo piccolo lembo di Sardegna, sfruttato soprattutto per coltivare carciofi, con le colline sventrate fino a venti anni fa per estrarre il caolino. Si trovano bene qui gli australiani, abituati al deserto delle loro terre, e gli devono sembrare straordinariamente popolosi e pieni di gente questi paesi di un paio di migliaia di abitanti. «Io ho portato qui mia moglie e i miei quattro figli», fa sapere Terry Buttler, che sembra uno sceriffo con quell'aria da cow boy. «Mia figlia più grande fa la prima elementare e parla correttamente l'italiano. Con la gente del posto ci siamo trovati benissimo».

E così, giorno dopo giorno, anche grazie a loro svanisce la diffidenza della popolazione locale. Il sindaco di Furtei, Ignazio Congiu, un paio di anni fa si era compiaciuto di essersela cavata con un motto di spirito: «Oro sulle colline? L'unico che ho visto è quello della mia catenina che avevo perso durante un sopraluogo». Poi ha sollevato una serie di problemi per dare le concessioni, protestato per i danni all'ambiente, insinuato mille dubbi. Qualcuno da queste parti dubita anche del primo lingotto, «perché chissà se l'oro l' hanno trovato proprio qui». E tra gli inguaribili scettici c'è anche chi ironizza sul nome Furtei, che ha la stessa radice della parola «furto». Dall'altra parte, spreco e miniere è stato un binomio visto troppo spesso in queste zone, e così non si è mai sicuri di niente. Certo è che questa volta i soldi li hanno messi soprattutto gli australiani, mente il finanziamento pubblico regionale e statale rappresenta solo una parte dei venticinque miliardi dell'intero investimento. Pinna, che è anche presidente della Sardinia Gold Mining, prova a fare un paio di conti. «Prevediamo di ricavare nei primi quattro anni cinquanta o sessanta miliardi, così da coprire le spese, continuare le ricerche e iniziare a sfruttare i giacimenti di Osilo, nel nord della Sardegna».

Intanto, in attesa del primo lingotto, Pinna corre da un capo all'altro della Sardegna. Perché non c'è solo la miniera d'oro. C'è anche quella di talco, acquistata in maggioranza dai tedeschi della Hoechst, oppure quella di lana di roccia che produce isolanti termoacustici e che è stata venduta a società svedesi e finlandesi. «Abbiamo avviato le privatizzazioni quando ancora non erano di moda», sottolinea Pinna. «Non dico che adesso va tutto bene, ma certo, nonostante la forte crisi, l'attività mineraria non è finita. Anzi, si sviluppa sempre di più la produzione delle materie prime per la produzione del vetro e della ceramica». Nuove opportunità, dunque, ma il futuro è fatto di sviluppo senza occupazione. Nel '95 in Sardegna sono stati estratti tre milioni e mezzo di tonnellate di materiali, il massimo storico. Ottenuto, però, impiegando solo quattromila addetti. Negli anni Cinquanta le tonnellate prodotte erano la metà, ma i minatori più di ventimila.

Il presidente Pinna guarda affissa alla parete del suo ufficio a Cagliari la cartina delle miniere voluta dal ministro Sella più di un secolo fa, ormai soltanto un ricordo. Sul tavolo ha invece una pallina da golf: «Noi pensiamo che il futuro sia qui. Nei campi da golf che vogliamo realizzare negli impianti dismessi. C'è un patrimonio di archeologia industriale che va recuperato e salvato, bisogna puntare sulla creazione di musei, sulla tutela del paesaggio, su forme nuove di occupazione legate al turismo e alla formazione». Il ministero degli Esteri, per esempio, ha di recente affidato all'Emsa e all'Università di Cagliari l'organizzazione di una scuola per tecnici minerari dei paesi in via di sviluppo. Insomma, non c'è solo la miniera di Furtei. E, a volte, vale oro anche ciò che non luccica.

E' un articolo di Riccardo Bruno (rivista "Sette", n°19 del 8/5/97). Foto ed immagini a cura di Zapp.G.

                                                                        

Una nota di Zappetta Gialla : nello stesso anno del presente articolo (1997) ebbi occasione di recarmi  personalmente in loco e di parlare con alcuni Periti minerari i quali, ci tengo a precisare,si mostrarono gentilissimi e mi illustrarono con ovvia competenza la situazione. Mi permisero inoltre di fare alcune fotografie, due delle quali sono proposte in questa scheda che è peraltro in attesa di materiale più recente.
   

Questa pagina è del 1997 : per informazioni più aggiornate consultare gli approfondimenti visualizzabili tramite i tasti a lato pagina.

 

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