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Una
bella descrizione di gita a cura di Paolo & Luca
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MINIERA
DI ARGENTIERA.
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Mappa 1 e 2 CLICCA sulle miniature per
ingrandirle |
Settembre 2008, sopra
Alghero, Sardegna nordoccidentale: una giornata di forte Maestrale con
tante nuvole in movimento sul nitidissimo fondo blu del cielo. Siamo in
2 (Paolo e Luca) per visitare la famosissima miniera di Argentiera (piombo, zinco, argento). Arrivando da Olbia
abbiamo seguito
la SS199–E140
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(che poco prima di Berchidda
diventa SS597)
con
direzione Sassari dove ci siamo immessi per un breve tratto nella SS131
(girando attorno alla città in
direzione NO) per immetterci infine nella SP18 che porta diretti alla miniera. |
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Subito
dopo aver scollinato nei pressi del capo si vedono sulla |
sinistra,
immersi nella vegetazione, i resti del pozzo Alda e, più lontano, in
direzione del mare, si staglia su una collinetta la piccola chiesa. La
strada scende verso il mare passando tra case nuove o restaurate,
ruderi, e varie architetture in fase di recupero, immagine che resterà
presente per tutta la gita poiché il sito minerario è in questo
momento oggetto di intervento per la creazione del Parco
Geominerario. Il progetto prevede infatti la nascita
di un importante sito |
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Il pozzo Alda |
museario, come tanti altri già realizzati
o in fase di costituzione in Sardegna. Una volta arrivati nei pressi
delle |
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spiagge, dove il mare si
fa ammirare con tutto il suo impeto burrascoso, una lunga curva a
sinistra ci riporta verso monte dirigendosi verso il centro del
paese. Sulla sinistra appare subito la maestosa maestosa
struttura della vecchia
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laveria
in
legno con alle
sue spalle la grandissima discarica dei materiali scarti di lavorazione; proseguendo verso monte
si attraversa inizialmente il centro del paese per poi continuare in
leggera salita tra ruderi e restauri, fino a raggiungere un |

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| piccolo
slargo dove la strada tenderebbe a salire sulla sinistra ma il percorso
è bloccato da un cancello. Qui parcheggiamo ed |
La laveria |
| iniziamo
a perlustrare. Superato lo sbarramento
proseguiamo a piedi lungo la strada sterrata e, giunti a un bivio,
continuiamo verso sinistra fino alla curva, dove, seguendo le tracce di
sentiero ancora sulla sinistra, ci si viene a trovare sulla sommità di
una discarica. Dopo averla percorsa per pochi minuti, si arriva
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ai
resti del pozzo antico, mentre sulla destra sono evidenti le tracce
degli scavi a cielo aperto iniziati in epoca romana. Proseguiamo ancora per un
poco ma troviamo solo scavi e piccole discariche per noi di scarso
interesse per cui riscendiamo |
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Il Pozzo Antico |
verso
il cancello e lì seguiamo, procedendo in direzione mare,
una traccia di sentiero che attraversa
diagonalmente una |
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discarica: dopo poco si raggiunge un piccolo slargo su
cui si affaccia l’apertura della galleria Superiore (qt.+70).
Entriamo: dopo pochi metri le pareti sembrano diventare molto più
scure, quasi nere: facciamo solo a tempo a rilevare con la |
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torcia la
presenza di un fornello di fronte a noi (non sappiamo dire se oltre la
galleria prosegue e/o si dirama ulteriormente) quando, accompagnate da
un inquietante sordo ronzio, una quantità impressionate (non
esageriamo: migliaia e migliaia) di
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moschini ci attaccano avvolgendoci
completamente. Fuga istantanea e appena usciti all’aperto, come
d’incanto gli insetti
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Galleria Sup. |
| fortunatamente ripiegano e svaniscono. A
malincuore (non siamo attrezzati al combattimento!) scendiamo all’auto
per ritornare verso il paese. Dopo circa 200 metri ci troviamo
contornati da resti di edifici abitativi su entrambi i lati della strada
e sulla sinistra, proprio a fianco di uno dei ruderi, troviamo la
galleria Calabronis (qt.+50). L’ingresso è molto basso e allagato e
risulta evidente che per superare questi detriti fangosi che
apparentemente hanno dimezzato |
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l’altezza della galleria bisognerebbe
procedere (per quanto?) camminando accucciati e con il sedere quasi (?)
nell’acqua. Abbandoniamo così anche la seconda galleria e proseguiamo
fino alla zona di case che precedono il pozzo Podestà: qui, sulla
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sinistra, a contatto di una villetta, si affaccia l’ingresso (franato
al suo interno) della galleria Rietto (qt.+30). |
gall. Calabronis |
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Da
lontano si possono ammirare le strutture del pozzo Podestà, che, in
questo momento, essendo oggetto di restauro (come anche la grande
laveria), non sono visitabili. A valle, nei pressi del recinto che
circonda i lavori del pozzo, è interessante invece dedicare qualche
minuto alla visita della vecchia cabina elettrica. Da lì, proseguendo
in costa verso il mare, si giunge, passando sopra la laveria e il centro
del paese, sulla grande discarica da cui si gode di una bellissima
vista: il tragitto |
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galleria Rietto |
permette anche di ottenere una ottima lettura del
tessuto urbano principale del sito minerario. Ridiscesi in paese, a lato
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del vecchio bar che si affaccia sulla tonda piazzetta centrale, un
portone in ferro nasconde la galleria Mare (qt.+10). Proseguiamo verso
la spiaggia costeggiando il recinto che protegge i lavori in corso della
vecchia laveria: la struttura in
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legno, nonostante il degrado e i suoi
anni d’abbandono appare ancora maestosa emanando tutto il suo
grandissimo fascino.
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Pozzo Podestà |
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(Riusciranno i lavori a mantenerlo intatto, o la
costruzione del museo e la sistemazione del sito in Parco Geominerario
trasformeranno tutto in una piccola Disneyland nostrana, falsa e
artefatta, con tanto di vendita di gadget e altro? Onestamente è un
timore che abbiamo vedendo quel che appare sul cartellone che raffigura
il progetto di intervento, e forse varrebbe la pena che gli appassionati
visitassero questo meraviglioso e incredibile sito prima che il
possibile scempio sia fatto!).
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galleria Mare |
Giungiamo così nei pressi del mare, che “urla e biancheggia…”: sulla
sinistra ci sono due grandi edifici bassi
(tipo magazzino)
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parzialmente restaurati; sulla destra, il cancello che
blocca l’accesso al pozzo di approvvigionamento; di fronte, i resti
del molo dove attraccavano le barche a vela che trasportavano il
minerale a Porto Conte o a Porto Torres dove veniva poi trasferito sui
battelli per essere condotto al Nord. A lato della spiaggia si trova un
altra perforazione (pensiamo accessibile con il mare calmo): infatti
tutto il grezzo prodotto veniva portato alla laveria dove il processo di
flottazione era attuato principalmente con acqua marina (l’acqua dolce
veniva adoperata solo durante i lavaggi terminali). L'acqua di mare
proveniva da una galleria, attrezzata con pompe, che arrivava sino alla
riva, ma con l’inconveniente dell’incostanza
dell’approvvigionamento con il mare mosso, per cui, alla fine, si
rimediò con lo scavo di un pozzo profondo circa 5 metri, posto sulla
riva sabbiosa, dove l’afflusso dell'acqua, arrivando per
infiltrazione, era sempre costante. Siamo ormai giunti quasi
all’imbrunire, ma facciamo a tempo ad effettuare una breve
perlustrazione nei pressi dei ruderi del pozzo Alda. Nei dintorni si
trovano parecchi scavi a cielo aperto e qualche accenno di perforazione
forse visitabile. Sicuramente accessibile sarebbe invece la galleria
posta immediatamente alle spalle del pozzo poiché protetta da un
portoncino in legno quasi completamente divelto. Abbiamo solo fatto a
tempo a dare una fugace illuminata alle pareti dello scavo e a
riscontrare che la galleria sembra essere apparentemente profonda: forse
una sua diramazione interna collega alla gabbia per la discesa dei
minatori alle coltivazioni in profondità poiché esternamente si vede
solo il castelletto di estrazione in muratura e ferro. Se torneremo,
questa zona sarà sicuramente oggetto di una visita più accurata: la
sera infatti è ormai calata e a fatica, al buio, raggiungiamo l’auto
per il rientro. |
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