Sito di Zappetta Gialla sull'Oro.

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Miniera di Argentiera

 

 

Novità:  al Sito ho affiancato Facebook: lì potrete chiedere, leggere o dialogare tra di voi.

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

 

 

 

Luca corrispondente di minieredoroPaolo corrispondente di minieredoro

 

 

Una bella descrizione di gita a cura di Paolo & Luca

 

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MINIERA DI ARGENTIERA.

Mappa 1 e 2 CLICCA sulle miniature per ingrandirle

Settembre 2008, sopra Alghero, Sardegna nordoccidentale: una giornata di forte Maestrale con tante nuvole in movimento sul nitidissimo fondo blu del cielo. Siamo in 2 (Paolo e Luca) per visitare la famosissima miniera di Argentiera (piombo, zinco, argento). Arrivando da Olbia  abbiamo seguito la SS199–E140

(che poco prima di Berchidda diventa SS597) con direzione Sassari dove ci siamo immessi per un breve tratto nella SS131 (girando attorno alla città in direzione NO) per immetterci infine nella SP18 che porta diretti alla miniera.

 

 

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 Subito dopo aver scollinato nei pressi del capo si vedono sulla 

 sinistra, immersi nella vegetazione, i resti del pozzo Alda e, più lontano, in direzione del mare, si staglia su una collinetta la piccola chiesa. La strada scende verso il mare passando tra case nuove o restaurate, ruderi, e varie architetture in fase di recupero, immagine che resterà presente per tutta la gita poiché il sito minerario è in questo momento oggetto di intervento per la creazione del Parco  Geominerario. Il  progetto prevede infatti la nascita di un importante sito 

Il pozzo Alda

  museario, come tanti altri già realizzati o in fase di costituzione in Sardegna. Una volta arrivati nei pressi delle 

spiagge, dove il mare si fa ammirare con tutto il suo impeto burrascoso, una lunga curva a sinistra ci riporta verso monte  dirigendosi verso il centro del paese. Sulla sinistra appare subito la maestosa maestosa struttura della vecchia   

laveria in legno con alle sue spalle la grandissima discarica dei materiali scarti di lavorazione; proseguendo verso monte si attraversa inizialmente il centro del paese per poi continuare in leggera salita tra ruderi e  restauri, fino a raggiungere un 

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piccolo slargo dove la strada tenderebbe a salire sulla sinistra ma il percorso è bloccato da un cancello. Qui parcheggiamo ed

 La laveria

iniziamo a perlustrare. Superato lo sbarramento proseguiamo a piedi lungo la strada sterrata e, giunti a un bivio, continuiamo verso sinistra fino alla curva, dove, seguendo le tracce di sentiero ancora sulla sinistra, ci si viene a trovare sulla sommità di una discarica. Dopo averla percorsa per pochi minuti, si arriva 

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 ai resti del pozzo antico, mentre sulla destra sono evidenti le tracce degli scavi a cielo aperto iniziati in epoca romana.  Proseguiamo ancora per un poco ma troviamo solo scavi e piccole discariche per noi di scarso interesse per cui riscendiamo   

Il Pozzo Antico

 verso il cancello e lì seguiamo,  procedendo in direzione mare,   una  traccia di sentiero che attraversa diagonalmente una

discarica: dopo poco si raggiunge un piccolo slargo su cui si affaccia l’apertura della galleria Superiore (qt.+70). Entriamo: dopo pochi metri le pareti sembrano diventare molto più scure, quasi nere: facciamo solo a tempo a rilevare con la

torcia la presenza di un fornello di fronte a noi (non sappiamo dire se oltre la galleria prosegue e/o si dirama ulteriormente) quando, accompagnate da un inquietante sordo ronzio, una quantità impressionate (non esageriamo: migliaia e migliaia) di

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moschini ci attaccano avvolgendoci  completamente. Fuga istantanea e appena usciti all’aperto, come d’incanto gli insetti 

Galleria Sup.

fortunatamente ripiegano e svaniscono. A malincuore (non siamo attrezzati al combattimento!) scendiamo all’auto per ritornare verso il paese. Dopo circa 200 metri ci troviamo contornati da resti di edifici abitativi su entrambi i lati della strada e sulla sinistra, proprio a fianco di uno dei ruderi, troviamo la galleria Calabronis (qt.+50). L’ingresso è molto basso e allagato e risulta evidente che per superare questi detriti fangosi che apparentemente hanno dimezzato  

l’altezza della galleria bisognerebbe procedere (per quanto?) camminando accucciati e con il sedere quasi (?) nell’acqua. Abbandoniamo così anche la seconda galleria e proseguiamo fino alla zona di case che precedono il pozzo Podestà: qui, sulla

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sinistra, a contatto di una villetta, si affaccia l’ingresso (franato al suo interno) della galleria Rietto (qt.+30).

gall. Calabronis

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Da lontano si possono ammirare le strutture del pozzo Podestà, che, in questo momento, essendo oggetto di restauro (come anche la grande laveria), non sono visitabili. A valle, nei pressi del recinto che circonda i lavori del pozzo, è interessante invece dedicare qualche minuto alla visita della vecchia cabina elettrica. Da lì, proseguendo in costa verso il mare, si giunge, passando sopra la laveria e il centro del paese, sulla grande discarica da cui si gode di una bellissima vista: il tragitto

galleria Rietto

 permette anche di ottenere una ottima lettura del tessuto urbano principale del sito minerario. Ridiscesi in paese, a lato 

del vecchio bar che si affaccia sulla tonda piazzetta centrale, un portone in ferro nasconde la galleria Mare (qt.+10). Proseguiamo verso la spiaggia costeggiando il recinto che protegge i lavori in corso della vecchia laveria: la struttura in

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legno, nonostante il degrado e i suoi anni d’abbandono appare ancora maestosa emanando tutto il suo grandissimo fascino.

Pozzo Podestà

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(Riusciranno i lavori a mantenerlo intatto, o la costruzione del museo e la sistemazione del sito in Parco Geominerario trasformeranno tutto in una piccola Disneyland nostrana, falsa e artefatta, con tanto di vendita di gadget e altro? Onestamente è un timore che abbiamo vedendo quel che appare sul cartellone che raffigura il progetto di intervento, e forse varrebbe la pena che gli appassionati visitassero questo meraviglioso e incredibile sito prima che il possibile scempio sia fatto!).

galleria Mare

Giungiamo così nei pressi del mare, che “urla e biancheggia…”:   sulla sinistra ci sono due grandi edifici bassi (tipo magazzino)

parzialmente restaurati; sulla destra, il cancello che blocca l’accesso al pozzo di  approvvigionamento; di fronte, i resti del molo dove attraccavano le barche a vela che trasportavano il minerale a Porto Conte o a Porto Torres dove veniva poi trasferito sui battelli per essere condotto al Nord. A lato della spiaggia si trova un altra perforazione (pensiamo accessibile con il mare calmo): infatti tutto il grezzo prodotto veniva portato alla laveria dove il processo di flottazione era attuato principalmente con acqua marina (l’acqua dolce veniva adoperata solo durante i lavaggi terminali). L'acqua di mare proveniva da una galleria, attrezzata con pompe, che arrivava sino alla riva, ma con l’inconveniente dell’incostanza dell’approvvigionamento con il mare mosso, per cui, alla fine, si rimediò con lo scavo di un pozzo profondo circa 5 metri, posto sulla riva sabbiosa, dove l’afflusso dell'acqua, arrivando per infiltrazione, era sempre costante. Siamo ormai giunti quasi all’imbrunire, ma facciamo a tempo ad effettuare una breve perlustrazione nei pressi dei ruderi del pozzo Alda. Nei dintorni si trovano parecchi scavi a cielo aperto e qualche accenno di perforazione forse visitabile. Sicuramente accessibile sarebbe invece la galleria posta immediatamente alle spalle del pozzo poiché protetta da un portoncino in legno quasi completamente divelto. Abbiamo solo fatto a tempo a dare una fugace illuminata alle pareti dello scavo e a riscontrare che la galleria sembra essere apparentemente profonda: forse una sua diramazione interna collega alla gabbia per la discesa dei minatori alle coltivazioni in profondità poiché esternamente si vede solo il castelletto di estrazione in muratura e ferro. Se torneremo, questa zona sarà sicuramente oggetto di una visita più accurata: la sera infatti è ormai calata e a fatica, al buio, raggiungiamo l’auto per il rientro.