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Savona tutta la provincia

 

pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2016)

 

 

   
 

 

a cura del dottor. G. Pipino

 

Per la città di Savona e zone limitrofe va registrata la presenza di una terra ubi est argentera nel 1174 e di una turre argenteria nel 1180 ( ed anno seguente) ed è possibile ci si si riferisca a due distinte località, entrambe caratterizzate dalla presenza di mineralizzazioni che saranno oggetto di sfruttamento anche in tempi successivi.

 

NOTA DI Z.G. Nella valle del Lavanestro scorre il torrente omonimo, il quale quando giunge a Savona s'immette nel Letimbro: probabilmente a livello di ricerca amatoriale questi corsi d'acqua non sono quasi mai stati oggetto di attenzione, per cui a mio avviso meriterebbe senz'altro effettuare qualche sondaggio da farsi in più punti e a diverse altezze dei torrenti, risalendo cioè le valli e cercando così d'individuare con la batea nidi e depositi di materiale pesante quali la pirite e la magnetite, come da foto. Lo stesso discorso vale anche per tutti i rii, qui menzionati e non, del savonese, che oltre ad essere un territorio ancora un po' tutto da scoprire, come si noterà da queste note offre per diversi motivi validi stimoli alla ricerca.

La prima può essere messa in relazione con la Valle Argenterie: presso la nuova strada per il Piemonte, la roccia è disseminata di blenda, galena, pirite ed è interessata da un considerevole scavo fatto, si dice, dai Saraceni. Ci sono poi altre due miniere risalenti alla seconda metà del Seicento, Lavagnetta e Fossi e Valli, entrambe localizzabili nella valle del Lavanestro (cui fa capo il colle di Cadibona), in periferia della città: una di esse, più tardi nota come "burrone degli argentieri" in località anime vecchie, è stata oggetto di ricerche minerarie anche nell'ottocento e, per ultimo, negli anni della seconda guerra mondiale da parte della "Società Anonima B. Accornero & C".  Nella località Anime Vecchie, lungo il torrente ancora chiamato dai  locali rio delle argentiere, si trovano due gallerie in parte ancora percorribili, mentre ai piedi della collina di Cantagalletto, risalendo la strada per il Piemonte, ci sono due imbocchi di miniera coperti però dalla rete parasassi. In tutta quest'area affiorano rocce della Formazione di Murialdo le quali, sia nei pressi di Murialdo (da cui prendono geologicamente il nome), sia ad "Anime Vecchie", 

 

a Cantagalletto e in molte altre zone sono caratterizzate dalla presenza di manifestazioni metallifere: al Monte Giardina affiora inoltre un lembo limitato di gneiss ed anfiboliti ricchi di solfuri e, proprio al contatto tra questo e la detta Formazione di Murialdo, lungo il rio delle argentiere, si aprono le gallerie già menzionate.

La Turre Argenteria sembra invece collocarsi sulla riva del mare, per cui non ha nulla a che vedere con sopra la zona sopra descritta. Una manifestazione al proposito è presente lungo la costa fra Savona ed Albisola, non lontana dal quartiere savonese di Valoria (Valloria) dove secondo Giustiniani (1537) c'era anche una chiesa di N.S. dell'Oretto, che col tempo mutò nome in Loreto. Nel 1824 viene inoltre segnalata una piccola vena di pirite in decomposizione, sempre sulla costa tra Albisola Marina e Savona, dalla quale si otteneva << una discreta quantità di ferro e  magnesio>>, ma più interessanti sono le ricerche che svolsero poco più a monte Andrea Astengo e Giuseppe Rissolio nel 1876, nei pressi del Ritano del Termine, torrentello che segna il confine tra i due comuni. Pare che detta mineralizzazione si estendesse nella limitrofa località Bruciati, dove già da un anno Giuseppe Frumento sfruttava piccoli filoncelli di quarzo nei pressi delle sponde del rio ricavando piombo dalla galena e rame dalla calcopirite: quest'ultima contiene piccole tracce d'oro, cosa che è stata evidenziata anche dalle sabbie del torrente, in forma di microscopiche pagliuzze.

Nei boschi di Spotorno, contesi nel 1189 tra nolesi e savonesi è indicata una località, l'attuale Alpisella, che delimita i terreni messi a coltura nei pressi di "Tosse" e del torrente Coreallo: nella zona vi sono una valle ed un fossato denominato Aurey, nome che fa ovviamente pensare che la zona avesse in qualche modo a che fare con l'oro ed è inoltre documentato che nel 700 il comune di Spotorno, sotto esplicita richiesta d'informazioni da parte dell'allora Instituto Nazionale, gli rispose comunicandogli che nel sito "burroni" esisteva una montagna detta cava dell'oro e che detta località fosse stata oggetto di sfruttamento in tempi antichi. Sempre secondo la tradizione locale, oro sarebbe stato raccolto anche nel vicino rio Voze (è un affluente del rio Ponci). A proposito di quest'area geografica, la reale e positiva sussistenza aurifera è confermata da recenti ritrovamenti di granuletti d'oro sia nel rio Vaze sia in altri torrenti della zona.

 

A livello storico, presso Segno che è una frazione di Vado Ligure, la tradizione parla di antiche coltivazioni d'ordine metallifero riguardanti un certo pozzo d'oro, località in cui affiorava un filone di quarzo con piriti e galena.

Documenti sulle controversie territoriali tra il vescovo di Luni, il marchese Malaspina e i signori di Vezzano ligure ci confermano inoltre l'esistenza delle argentarie presenti nel comune di Vezzano. Queste miniere dovrebbero corrispondere alle Nude di Falcinello e di Ponzano, che furono poi sfruttate anche in tempi posteriori.

Un documento antico attesta che i marchesi di Ponzone vendettero al comune di Savona la terza parte del comune di Albissola con tutti i diritti feudali, compreso aurifodinis e argenti fodinis, altra nota questa che dimostra l'esistenza di trascorsi interessi minerari per la zona.

A quattro miglia da Savona, nella valle di S. Bernardo, un orfanello dell'ospedale della Chiesa di Nostra Signora  trova nel Loriano, torrentello che passa vicino alla chiesa, un pezzetto d'oro di 32 carati e lo vende per mezzo scudo: la notizia è documentata perché riportata nei libri dell'Opera Pia di quell'anno e pare che, anche in tempi più recenti, un povero dello stesso ospedale trovò (forse nello stesso rio) un pezzo d'oro grezzo che poi vendette ricavandone 80 Lire. Da questo è facile considerare la possibilità che nell'area montana circostante vi siano depositi auriferi (individuati o meno nell'antichità), per di più considerando che è oggigiorno attestato che anche negli altri corsi d'acqua locali avvennero talvolta ritrovamenti simili.

 

APPUNTI DA DOCUMENTI. 1816. Il parroco di Morbello, S. Stella, chiede pensione (vanta la scoperta di numerosi indizi minerari nelle provincie di Savona e di Acqui e ricorda che fin dal 1786 aveva segnalato miniere alla R. Accademia e al Governo, contatti poi interrotti a seguito della Rivoluzione). Ps. Gli verranno poi corrisposte 30 lire annue: vedi anche note del suo operato in altra pagina.

 

 

 

 

 

 

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