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Maggia ed altro

 

 

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IL GEOLOGO GIUSEPPE PIPINO (FOTO LA REPUBBLICA) : VEDI PAGINE DEDICATEGLI.

 

Quando si cercano indizi antichi, spesso la semplice toponomastica locale ci viene incontro e in questa circostanza la cosa non si smentisce perché nomi di paesi quali ad es. Auressio o Aurigeno hanno infatti presumibili origini di un qualche contesto aurifero probabilmente localizzabile per lo più nel costone roccioso interposto tra le due località. In effetti nella valle dell'Onsernone e zone adiacenti, a livello storico, pur vagamente e senza precise indicazioni territoriali, furono segnalate manifestazioni aurifere in detta area, ma questo appunto in forma tutt'altro che dettagliata e di cui ancora oggigiorno si sa poco o nulla; probabilmente si tratta di una situazione mineralogica simile a quelle della Val Formazza, la cui estrema area meridionale di quest'ultima non è altro che la Val Antigorio con le sue note miniere di Crodo

 

In ogni caso, di sicuro si sa che nel 1918 Shmidt segnalò il sussistere di oro nativo sul versante occidentale del Pizzo Peloso (direzione Gresso).

Altrettanto sicura è la presenza di oro, poco o tanto che sia, in fiumi quali il Maggia, soprattutto in zona ove questo ha confluenza col torrente Lareccio (quindi nei pressi del già citato Aurigeno), e nel Melezza delle Centovalli; a proposito di quest'ultimo corso d'acqua va segnalato che fino a non molti anni fa è stata attiva una cava di sabbia in comune di Borgognone nella quale fu tentato il recupero di questo metallo, oltre ad altri minerali.

Si tratta dunque di indizi non certo eclatanti, ma comunque incoraggianti e va da se che se non si abita eccessivamente lontano da detti posti, per la ricerca hobbistica meriterebbe senz'altro dedicare qualche giornata di ricerca non solo nei corsi d'acqua sopra menzionati (Maggia e Melezza), ma anche negli altri torrenti locali, perché a conti fatti per il cercatore d'oro amatoriale questo è un ambiente la cui potenzialità, pur non potendo certo paragonabile a quella dei più noti fiumi auriferi italiani, è ancora da ben definire e potrebbe quindi riservare qualche piacevole sorpresa.

Sempre rimanendo nel distretto cui fa testa il Massiccio del Sempione , presso Quinto si cercò anche argento, ma a sud-ovest di Passo Pellan un paio di secoli or sono fu segnalata presenza di oro, cosa che in effetti può risultare  verosimile anche a tutt'oggi se consideriamo come già detto sopra alcuni toponimi locali (ad es. Priora). 

Lo stesso discorso vale inoltre sostanzialmente per la Val d'Efra, in questa circostanza sia nei pressi di Frasco sia a Sonogno, ma ancora una volta si dispone di semplici note non meglio approfondite, come nel caso del territorio di Faido ove fu addirittura segnalata presenza di minerale ricchissimo d'oro (?). 

 

 

In conclusione di questa breve pagina penso si possano quindi dire un paio di cose fondamentali e cioè che nel Massiccio del Sempione e sue zone circostanti (quali ad es. l'area svizzera  che è appena stata descritta) vi sono sicuramente diffusi indizi di mineralizzazione aurifera (seppure probabilmente non meritevoli d'interesse a livello industriale): detta supposizione si appoggia per di più, oltre alle righe di cui sopra, anche al fatto che all'epoca dello scavo dell'omonimo tunnel fu rinvenuto durante l'avanzamento del sotterraneo in questione un filone di solfuri auriferi. Altra nota atta a confermare il contesto ce la da la riconosciuta (accertata anche in tempi odierni) presenza di Oro nelle sabbie del Ticino alla foce del lago Maggiore, dove forma, in sostanza, il Piano di Magadino.

foto da L'Illustrazione Italiana anno XXXIII, 30 Sett. 1900

 

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