| Alcuni
appunti disimpegnati sulla situazione aurifera nel Mondo. |
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1.
Nel torrente Magliassina (Canton Ticino), verso la
meta del 1800 vennero trovate, a distanza di una manciata d'anni l'una
dall'altra, due grosse pepite che fecero riprendere in seria considerazione
le potenziali risorse aurifere locali e diverse miniere di Astano e Sessa,
oramai quasi dimenticate, tornarono quindi in frenetica attività, tant'è
che in quel periodo verranno registrate ed ufficializzate una cinquantina di
miniere per oro e argento riguardanti quell'area. Durante questa
ripresa mineraria, il filone Astano ad es. risultò avere in alcuni suoi
posti, ad es. in località detta "dei tirolesi", uno tenore aurifero di 30gr. x tonnellata
, valore già "strepitoso" e che raddoppiava ulteriormente nel contenuto dei
solfuri del medesimo filone. Sempre in quel sito pare si trovasse poco
meno di un etto e mezzo di argento per tonnellata di filone. Anche altre
zone limitrofe si mostrarono assai meritevoli e vennero infatti scavate
diverse gallerie o trincee sia presso il ponte di Astano (punto riconosciuto
ricco anch'esso), sia nei territori di Costa e Bolle, ed altre in
zona. Per il trattamento del minerale fu realizzato un enorme
stabilimento a Molinazzo di Monteggio, che oltre a trattare il
materiale riguardante i posti sopraddetti, ne accoglieva anche di
proveniente dalla miniera di Besano (Lombardia) ed in un modo o nell'altro
vi lavoravano diverse centinaia di persone; ma proprio nel mentre che si
affacciava l'idea di migliorare ulteriormente le strutture industriali, la
resa mineraria cominciò a diminuire ed il principale detentore dei
giacimenti, il conte Baglioni, cedette il tutto ad altre società. Da qui in
avanti queste miniere attraverseranno un breve intervallo di tempo in cui vi
si avvicenderanno a turno diversi proprietari carichi di speranze,
addirittura un ritorno dello stesso conte Baglioni, ma questi restarono per
così dire a bocca asciutta perché il momento florido non tornò sino agli
anni '20 del secolo a seguire, periodo quest'ultimo in cui tale Jean Du Bois prepara una Tesi di Laurea sul giacimento, descrivendovi
anche i
risultati di nuove analisi effettuate da esperti in quel recente periodo. I
dati che ne emergono sono promettenti perché, pur trattandosi di valori di
gran lunga inferiori alle prospettive iniziali che ebbero queste miniere al
loro albore, nel frattempo era stata affinata la redditizia tecnica della
cianurazione. |
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Avvenne dunque la ripresa dei lavori; nelle vicinanze di
Beredino si costruirono i laboratori necessari ad un primo trattamento del
minerale che proseguiva poi in Belgio per la lavorazione finale dei
concentrati ottenuti. Tutto procedeva con risultati più che soddisfacenti,
ma quando iniziò la seconda guerra mondiale i rapporti logistici col Belgio
non ebbero più luogo e s'interruppe così la catena industriale di
funzionamento; infine, a guerra conclusa, il mutato valore dell'oro rese
antieconomico lo sfruttamento del contesto. |
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NOTA BENE: alla miniera di Sessa c'è ora una grata con
un lucchetto (info del 2009 da parte di El
Loco) e per le chiavi bisogna rivolgersi al Gruppo Speleologico Ticinese,
credo presso la sezione di Lugano. Inoltre, attenzione che l'ingresso è
franato, ma si riesce a procedere ugualmente strisciando. Su quattro dei
suoi livelli ,di cui tre completamente allagati, ci sono molti
solfuri. |
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2.
Un altra interessante zona aurifera della Svizzera è
situata nei pressi di Filsberg, nel Cantone dei Grigioni (circa 105 Km. da
Zurigo e 170 Km da Como). Qui sono state lavorate infatti almeno sei
miniere d'Oro, tra le quali la "Goldene
Sonne" (Sole d'Oro): documentazioni al merito parlano di scavi risalenti
addirittura al 1500. Il giacimento consiste in vene di quarzo sottili
(da 10 a 20 cm) contenenti Calcite e Oro Nativo
in foglie (lamellare
?) e masse dentritiche. Queste miniere furono sfruttate
sostanzialmente a
intermittenza, ma recentemente non dettero più alcun profitto.
Ciononostante, alcuni campioni di Oro Nativo su matrice quarzosa
trovarono la loro via per collezioni private famose: inutile ricordare
infatti che l'oro nativo, al di là delle sue
dimensioni variabili da una località all'altra è sempre molto
considerato nell'ambito collezionistico perché costituisce il
minerale nella sua condizione originaria, cioé ancora attaccato alla
roccia madre; per non parlare poi di quando questo "si prende il
lusso" di presentarsi con strutture dentritiche se non addirittura
lamellari. A proposito di oro lamellare, in Italia è rarissimo, mi sembra
sia stato segnalato solo in un paio di posti, cioè a Bochey
(Val d'Ayas) ed in Val del
Goglio. |
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3.
Il corrispondente El
Loco ci segnala inoltre che a Garaverio, ora comune di Lugano, si
trova una vena di piombo argentifero (galena?)
mai sfruttata. Questa è localizzata 100 metri fuori dal paese, sulla
sinistra, sopra un riale quasi sempre in secca. |
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