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Descrizione di gita a cura di Giorgio de Lorenzi &
Ugo Magnani. |
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Girovagando per valli e fiumi a volte può capitare
d'imbattersi in cose o avventure molto inusuali. Un sabato di fine
gennaio ci troviamo, Ugo ed io, nei pressi della diga/ponte di Varallo
Pombia, sul Ticino ed esattamente subito a valle della diga di essa e in riva destra orografica.
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Lì siamo giunti dopo un giro in altri luoghi e ci
apprestiamo per fare una robusta colazione seduti sui massi in riva al
fiume. La giornata é bella ed é un piacere starsene al sole ad
addentare un croccante sfilatino appena acquistato in una panetteria di
Golasecca. Improvvisamente Ugo aguzza la vista e, indicando un preciso
punto della riva, mi dice: "Guarda!...cosa ti sembra
quello?"
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Ci avviciniamo allo strano oggetto: é un
parallelepipedo lungo poco meno di due metri e mezzo, largo una
sessantina di centimetri, alto 0,80 e sulla cui
superficie sono distribuiti, omogeneamente nel senso della lunghezza, 4
fori del diametro di circa trenta cm., profondi quasi cinquanta e che
una volta vuotati dimostreranno di avere una conformazione ellittica.
Detti fori sono pieni di ghiaia compattata e cementata dal tempo
trascorso nel fiume. L'ultima grossa piena del Ticino demolì buona
parte del terrazzo alluvionale esistente a ridosso della riva su cui ci
troviamo ed evidentemente portò alla luce anche questo manufatto. Va
qui precisato che il luogo in questione é sempre stato una delle mete
apprezzate di ricerca aurifera per le possibilità, non rare, di
trovarvi "significative scagliette". |
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Con l'ausilio di un leverino (paranchino) smuoviamo i sassi più
grossi che legano e cementano il contenuto, quindi laviamo accuratamente
tutto con la Batea, riscontrando infine un'interessante presenza di oro
depositato e ciò fa supporre che il "monolito" (così lo
battezziamo) abbia trascorso un notevole periodo di tempo nel
fiume. |
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A questo punto rimangono però ancora da capire le
origini ed il significato del manufatto: il tipo di pietra che lo
costituisce é Granito rosa, classico delle cave di Baveno ed ai suoi
lati estremi mostra tracce di un "inghisaggio", mediante
piombo, di un ancoraggio in ferro forgiato.


Un'ultima cosa. la via che immette al luogo é
denominata "via ai mulini": il che potrebbe già dare una
probabile spiegazione. |
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