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Esaminando la situazione, di fatto risulta che i lavori di sfruttamento più antichi
per l'oro della Bessa si
svolsero presumibilmente nella valle del torrente Viona, a nord di
Mongrando; questa zona viene definita "Dei castellieri"
in una interessante e
documentatissima opera di D. Carlo Rolfo dal titolo Vittimula.
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I LAVORI.
All'inizio dello sfruttamento di quello che sarebbe poi diventato un
ciclopico cantiere minerario era tecnicamente sufficiente incanalare
acqua e materiale in solchi appositi creati appositamente che proseguivano
in rettilineo: dette enormi cunette, prima dell'apertura delle bocche del
bacino di carico che avrebbe consentito all'acqua di precipitarsi sul
materiale subissato, venivano rivestite nell'ultimo tratto, di rami di ulice
oppure di pelli di animale atti a trattenere le particelle d'oro. In
seguito però le cose si complicarono per via del complesso lavoro che
divenne necessario quando, dopo vari secoli d'escavazione, l'assestarsi dei mucchi di
sassi sterili formava vere e proprie collinette al termine dei canali di
lavaggio; a monte del deposito di queste grosse
pietre di scarto si scavavano allora pozzi profondi ben rivestiti con gli stessi
elementi lapidei di cui vi era tanta abbondanza e gallerie (quelle di
cui si vedono tracce nelle cave di Cerrione), che, iniziando da più a
valle passavano sotto gli ammassi di pietroni arrivando così alla base
dei pozzi. Sopra i pozzi si ponevano travi non a contatto fra loro, con
funzione di vaglio, in modo che il materiale trascinato dalla fiumana
artificiale venisse diviso in due classi: il grosso continuava la sua
corsa giungendo da solo nell'ammasso di pietroni, mentre il fino, con l'acqua
e l'oro, s'infilava nei pozzi e nelle gallerie giungendo al punto
d'arricchimento ed allo scarico a valle di tutto il contesto. Il sistema ultimo descritto, che, apparentemente
risulta più complicato di quanto sia in realtà, presenta il seguente
grandissimo
vantaggio: creando uno o più canali collettori (cioè adeguate
biforcazioni nelle gallerie per il materiale fine) era poi possibile
demolire all'uscita di queste altrettante aree di
morena disponendo di un solo pozzo con la relativa galleria e tale
convenienza risulta tanto più evidente se si pensa che data la distanza
ormai modesta dell'Elvo rispetto al punto d'arrivo verso valle della galleria,
diveniva vantaggioso scaricare il rifiuto, analogamente a quanto secondo
Plinio facevano gli Ispani, in tale torrente, la cui acqua provvedeva a disperderlo.
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Il Prof. Scarzella nel suo prezioso libro
"L'oro della Bessa e i Vittimuli", a pag. 44 afferma che alcuni anni or
sono lungo la strada Vermogno-Cerrione, che segue il corso del torrente
Olobbia, durante lo scavo d'un pozzo è venuta alla luce alla profondità
di 7 m. una camera sotterranea di mq 3x3, da cui si dipartivano tre
gallerie. Sempre secondo il Prof. Scarzella, nella primavera del 1972 o
del 1973, durante lo scavo delle fondazioni di una casa, a m 7 dal pozzo
di cui s'è detto, s'è trovato alla profondità di m 5 un cunicolo a
forte pendenza che scendeva verso la camera di cui sopra e saliva,
dall'altro lato, verso una grossa buca posta a 40 metri di distanza,
quadrata, con lato di sei metri, rivestita di muri a secco,fatti con
grossi massi non squadrati. |
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Le strutture descritte dal Prof. Scarzella
corrispondono perfettamente sia per ubicazione che per dimensioni ai
pozzi che dovevano essere costruiti per convogliare il torrente
contenente il materiale fine sotto la discarica dei pietroni e di quella
delle sabbie e ghiaie accumulate da secoli. L'esistenza delle gallerie
sotto la discarica (certamente oggi in parte franate in parte riempite)
può essere comprovata anche da altre fonti, come ad es. la
"sorgente" Canei, che ha portate d'acqua anche cospicue in certe stagioni e
che sgorgano da punti localizzati dell'ammasso sabbioso artificiale che
si presenta di regola con un'innaturale omogeneità. Le gallerie scavate
dall'uomo, per quanto non più aperte, si comportano evidentemente
come canali di drenaggio cui può pervenire l'acqua piovana filtrata
attraverso la pietraia oppure quella dello stesso Olobbia nel caso vi
siano comunicazioni fra il torrente e le gallerie medesime. La sorgente
Canei, per la precisione, si trova certamente all'estremo di una vecchia
galleria che è stata per molto tempo alimentata direttamente dall'Olobbia
e territorialmente lo dimostra la grandissima erosione che a suo tempo
deve aver spinto verso il torrente Elvo quantitativi enormi di sabbia:
erosione che non può spiegarsi diversamente se non con la forte portata
d'acqua derivata direttamente dall'Olobbia attraverso una galleria.
Altra prova dell'esistenza di gallerie sotto i pietroni potrebbero
essere alcuni risucchi a cono allineati ed individuati sul posto che
dimostrano cedimenti localizzati di sottostanti cavità certamente
artificiali in quanto il materiale che costituisce il substrato basale
della Bessa non è tale da consentire fenomeni di carsismo. |
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