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Si
tratta di 7 pagine
realizzate dopo che ho ricevuto un eccellente
"studio pratico" (amatoriale) sulla ricerca dell'oro, preparato
da
Marco
Abbondanza, Enrico Bilancioni, Mauro Tagliavini. Mi è stato
gentilmente inviato dai medesimi, e dove necessario vi ho
intervenuto personalmente per adeguarlo al Sito.
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“LA
FEBBRE DELL’ORO”
Pratiche
di ricerca e raccolta
oro
alluvionale,
“come
cercarlo e come trovarlo”.
Gli
adunamenti auriferi ove
si
concentra l'oro.
Si
dovrà in primo luogo trovare sul fiume l’adunamento aurifero (luogo
di deposizione) e questo avviene dove la corrente diventa meno forte.
Nella fig. 1D viene indicato il punto dove la corrente è più violenta
ed erode il punto “A”, poi la stessa si sposta in “C” perdendo
forza depositando in “B” i detriti e minerali più pesanti creando
una secca. Tali secche si formano in prossimità di anse più o meno
accentuate del fiume stesso ( per trovarle ci si può aiutare anche
esplorando il fiume da satellite o da foto aerea) e sono costituite da
ammassi di rocce, sabbie e minerali
pesanti/leggeri.
In
generale le punte sono
localizzate alle estremità delle secche, hanno forma di triangolo il
cui vertice è rivolto verso monte. Nelle punte si dovrà controllare la
parte a valle dei pesanti massi perché dietro questi si formano dei “coni
d’ombra” (vedi figura 2D) ricchi di minerali pesanti e l’oro
sarà presente insieme a questi.
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I
minerali ferrosi presenti nelle punte indicano la presenza di minerali
pesanti, saranno riconoscibili per il loro colore grigio/nero e
avvicinandosi con una
calamita che servirà da
spia, ne saranno attratti.
Interessante
notare che più ci si allontana dal vertice della punta e più il
materiale si rimpicciolisce e schiarisce ad evidenziare i materiali più
leggeri (miche,
oppure calcari
ecc.) e quindi la sterilità di tale area. Normalmente si consiglia di
cercare l’oro nel vertice della punta, chiamato“cresta”
dove la concentrazione dei materiali pesanti è massima e con una
profondità di circa 10-
20 cm
.
La
nostra esperienza ci ha mostrato che, all'interno della punta, l'oro non
si distribuisce in modo uniforme, ma a bande ortogonali alla punta stessa,
dalla riva fino ad arrivare all’argine.
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Esistono
però delle eccezioni a queste regole dovute soprattutto al frequente imbrigliamento
del corso d’acqua che modificano tali principi.
Nella
ricerca si considerino anche le punte molto antiche del fiume (paleo
punte), spesso anche parecchio distanti dall'alveo attuale e nascoste
dalla vegetazione e dagli alberi.
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1D
Fiume
con anse e “punte”
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2D
Masso sulla riva con “cono
d’ombra”
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(disegno Dario Abbondanza) |
(disegno Dario Abbondanza)
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I
periodi di ricerca.
Subito
dopo le piene è il periodo migliore in quanto il fiume si è rinnovato
dal rimescolamento delle acque sugli strati auriferi e sullo stesso
alveo e paleo-alveo.
Per
le Alpi, come stagione, l’autunno insieme a fine primavera/estate
rappresentano le stagioni migliori per la presenza di volume d’acqua
non eccessivo presente sul letto del fiume. Altrimenti l’eccesso d’acqua
impedirebbe sia l’individuazione delle secche (quindi delle punte),
sia il guado agevole con stivali alla ricerca delle stesse, sia la
lavorazione con piatto di lavaggio e altri strumenti. Per gli Appennini,
a causa
della minor copiosità d’acqua durante l’estate (corrente meno
forte), si potrebbe avere qualche difficoltà nei torrenti minori per
il lavaggio delle sabbie aurifere coi
consueti metodi (uso della canaletta)
più
avanti riportati. Sono
da considerarsi a parte le difficoltà climatiche.
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Gli
strumenti di ricerca. |
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Uso del piatto sul t. Gorzente a
Lerma (AL) 26-04-2008. |
Esami
preliminari sul t. Gorzente per
saggiare con la Batea la
validità di una Punta. |
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L’equipaggiamento
completo è costituito da :
-La
batea o piatto canavesano o vercellese per la separazione e l’analisi
immediata delle sabbie o per l’analisi del concentrato più avanti
spiegato (noi usiamo maggiormente a tale scopo un sottovaso verde
da
20 cm
di
diametro, da un’idea dell’amico cercatore Mauro Tagliavini);
-La
canaletta
canavesana o
quella vercellese
(dette anche"scaletta
o sluice"),
da noi
costruite di tipo vercellese e
usate di tre dimensioni diverse per i diversi tipi di torrenti
che come da foto qui a lato verrà infine travasato per la finitura
ultima con
Batea;
-secchi
o secchielli per il trasporto di materiale scavato;
-pala;
-zappa;
-piccone
e piccozza;
-setaccio
(personalmente usato uno scolapasta con diametro fori da 6-8mm);
-paletta
per raccogliere più finemente lo scavato;
-stivali;
-guanti
da lavoro;
-sacca
contenente provette campione, pinzette d’acciaio a punta sottile,
calamita, lenti e oculari, spatoline, contenitori plastici per eventuale
raccolta materiale concentrato ecc.;
-una
bottiglia di plastica per lavare il concentrato dallo sluice;
-un
bastoncino di legno per far defluire le particelle di sabbia o materiale
sterili dagli scalini delle sluice;
-un
registro dove vengono annotati tutti i prelievi.
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