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sezione Ovadese oro
nei fiumi |
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Una
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a cura di Andrea Mathis.
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Pur
essendo entrato a far parte del mondo della ricerca amatoriale
dell’oro solo da poco tempo, devo ammettere che a differenza di tante
altre attività che in passato mi hanno affascinato, questa è di gran
lunga la più liberatoria, vuoi per la moltitudine di località che si
visitano, vuoi per l’attività di ricerca a contatto con la campagna.
A
seguito del raduno di Pasquetta del 2007 presso il club dei cercatori
d’oro organizzato dal dott. Pipino ho potuto imparare
a lavare le sabbie aurifere, trovando un discreto numero di
pagliuzze d’oro. Inoltre ho potuto appurare che l’opera svolta dal dott.
Pipino da una trentina d’anni a questa parte è stata veramente
ciclopica, poiché ha fornito un prezioso contributo allo studio ed alla
ricerca dell’oro nel Monferrato (ed in altre numerose località),
corredando sempre i suoi studi con pregevoli inserti storici locali
altrimenti ignorati dalla storiografia locale. Nel suo libro Le
Valli dell’Oro si possono evincere importantissime informazioni a
proposito della formazione territoriale ovadese e di tutti i territori
limitrofi, delle vicende legate all’attività di ricerca ed estrattiva
sia dell’oro, sia di altri minerali.
Personalmente,
dopo un breve ed infruttuoso periodo di ricerca nel torrente Orba, ho
orientato le mie esplorazioni nel torrente Piota (di cui l’articolo Gita aurifera nel
torrente Piota) e mettendo a frutto i preziosi insegnamenti di
Zappetta Gialla e dei cercatori d’oro “anziani” incontrati al
raduno organizzato dal dott. Pipino, ho potuto “pescare” la mia
prima pagliuzza proprio cercando nei depositi di un terrazzo
alluvionale.
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Fig.1
Alcuni
campioni di oro pescati nel torrente Piota nell’anno 2007 dal
sottoscritto |
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Insistendo
nella mia ricerca ho potuto trarre anche qualche piccola soddisfazione
recuperando alcuni pezzetti d’oro (vedere foto) che per la mia
esperienza alle prime armi posso considerare di tutto rispetto.
Per
accelerare il lavoro ho costruito un separatore di magnetite sul modello
di alcuni utensili simili osservati al raduno dei cercatori di Pasquetta
2007. Esso consiste in un tubo di plastica entro il quale scorre una
calamita abbastanza potente grazie alla quale, immergendo l’attrezzo
nella sabbia aurifera, attraggo la magnetite, ed estraendo la calamita
me ne sbarazzo. Ovviamente un buon setaccio a maglie di mezzo centimetro
elimina buona parte del lavoro di lavaggio: infatti, grazie alla sua
opera di separazione, la granulometria del materiale da lavare rimane
sempre sotto controllo (intanto credo sia piuttosto difficile trovare e
scartare un pezzo d’oro di dimensioni maggiori…).
Non
appena disporrò dei materiali adeguati (e quando riuscirò ad avere un
po’ di tempo libero), realizzerò un piccolo dispositivo portatile in
grado di setacciare, lavare e separare magneticamente la magnetite dalle
sabbie aurifere, lasciando al cercatore d’oro solo il compito di
lavare la sabbia finissima che ne risulta. Fornirò i piani di
costruzione direttamente a Zappetta Gialla affinché li inserisca nel
sito. |
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Come
segnalai nell’articolo precedente Gita
aurifera nel Piota, qualora la giornata di pesca
risultasse insoddisfacente, il cercatore alternativo
potrebbe cimentarsi nella raccolta dei fossili: ve ne sono di
sensazionali.
Si
parte dalle semplici conchiglie a pettine, ammoniti e coralli, fino ai
granchi Artropoda Decapoda
i cui ritrovamenti sono tutt’altro che rari. |
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Esemplare fossile di granchio "Antropoda decapoda"
rinvenuto nel torrente Piota nell'anno 2007 |
Alcuni esemplari molto comuni di coralli presenti
nelle marne argillose del torrente Piota. |
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Quindi,
riassumendo quanto già esposto in precedenza, possiamo dire che in una
così ampia cornice che ci offre il torrente Piota, possiamo attingere
diverse risorse.
I
fossili, tra l’altro, vengono distrutti ogni volta che il torrente è in
piena poiché trovandosi inseriti nelle marne argillose del suo alveo,
vengono asportati dall’erosione durante le piene… proprio quelle piene
che ci portano tante belle pagliuzze d’oro !!!
Andrea Mathis |
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