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Liguria, inizio

 

 

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Geograficamente la Liguria risulta  esclusa dai depositi italiani di oro alluvionale, ma questo non significa che necessariamente nei suoi fiumi (torrenti) non vi sia oro, semplicemente non ce ne sarà del tipo "alluvionale", quell'oro cioè trascinato a valle durante i processi delle ere glaciali (come già spiegato in apposita pagina). Considerando che questa regione è a Nord delimitata da catene montuose intervallate da varie valli dirette verso il mare e che tali valli siano accompagnate da relativi corsi d'acqua più o meno grossi, le possibili zone di ricerca, per lo meno d'ordine amatoriale, sono molteplici ed a tale proposito vorrei dilungarmi un attimino su un ragionamento (del tutto personale e quindi discutibile) che mi sta a cuore.

 

Intendo dire che a mio avviso non bisogna confondere le possibilità e gratificazioni estrattive d'ordine professionale/industriale con quelle hobbistiche, nel senso che le prime (pur disponendo di mezzi a noi impossibili) durante il loro operato devono sempre fare il conto sul rapporto spese/guadagni, fattore questo che fa loro necessariamente escludere a priori delle località in cui il semplice cercatore amatoriale potrebbe fare ritrovamenti che per lui sarebbero invece di gran lunga soddisfacenti. In pratica, anche se il cercatore amatoriale tende a frequentare le zone famose e già riconosciute aurifere (da documenti storici e minerari), io sono convinto che in Italia esistano qua e là vari anditi che potrebbero portarci a ritrovamenti anche sorprendenti, per di più considerando il fatto che detti luoghi sono ancora tutti da capire e scoprire.

 

In Liguria, come in molti altri posti, sussiste la condizione di cui sopra ed il suo terreno è morfologicamente ideale per le ricerche amatoriali: chi preferisce "martellare" può fare piccole gite in montagna cercando d'individuare filoncelli di quarzo auriferi, mentre le persone che intendono dedicarsi alla ricerca dell'oro nei fiumiciattoli, hanno solo da scegliere tra i vari corsi d'acqua del suo entroterra. Va ricordato al proposito che una volta era proprio quest'ultimo il metodo in uso per trovare i filoni auriferi: quando con la semplice batea si trovava dell'oro, si risaliva il torrente ripetendo via via la medesima operazione più in alto, cercando così d'individuare la sua zona di provenienza.

Infine, ma non per ordine d'importanza, da non sottovalutare il fatto che in Piemonte, proprio in alcune zone delle montagne confinanti con la Liguria (ma lì piemontesi), ci sono grosse concentrazioni di oro, come ad esempio nel Gorzente.

 

APPUNTI DA DOCUMENTI. Anno 1776: autorizzazione a concedere, a Morandini e Agnesetti, di scavare Marcasite e pietra argillosa con quarzo, auriferi, a San Pietro Locasca e Carrodano. 1843: permesso per ricerca aurifera nel comune di Apparizione (miniera scoperta in località Deserto delle Niegeri). 1943/1958: in fascicolo d'atti concernenti quel lasso di tempo è riportata domanda di ricerca per presunta miniera di oro o argento a Struppa (Ge). 1844: Rossiglione, permesso per oro ad A. Romanengo ed Emanuele Magana, e poi altra ricerche (da chi?) nel '58. 1852: autorizzazione ai fratelli Maschio di Borzonasca e Giuseppe Tapella, di Domodossola, ad eseguire ricerche per minerale aurifero sui monti Ajona e Bosale, in comune di Borzonasca. 1853: costituzione della Società Anonima Appennini Liguri, per eseguire ricerche (non coltivazione) di minerali di rame, oro e argento in vari punti sopra la Parrocchia di Santa Maria della Croce (Borzonasca) 1853/1855: di questo periodo sono alcuni documenti che si riferiscono a ricerche per oro in varie località circostanti il comune di Ceranesi. 

 

 

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