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pubblicazione di Miniere d'Oro(2003) web.tiscali.it/minieredoro(2004) www.minieredoro(2006 / 2023)

                                         

 

 

Breve introduzione riassuntiva. Se si dovesse fare un sunto quasi didascalico della storia mineraria della Val d'Ayas si potrebbe allora dire che, dopo la remota "era" interessata dalla popolazione locale dei Salassi, e poi quella a seguire data dall'affluire e dalle conquiste territoriali in generis dei Romani, periodi dei quali in questo ambito geografico/ minerario purtroppo ci è stato tramandato ben poco se non qualche vaga traccia di piccoli scavi isolati e oramai mitigati dal tempo e dalla vegetazione (comunque c'è una scheda qui a lato), si potrebbe dire che la prima persona che si dedicò attivamente e con insistenza ai filoni di questo distretto minerario fu Nicolis de Robilant, o perlomeno è da questo punto di riferimento in poi che disponiamo d'informazioni storiche attendibili e ben dettagliate con tanto di rapporti minerari, opinioni, progetti sul da farsi eccetera.  Le possibili ricchezze del sottosuolo di questa zona, dopo Nicolis de Robilant (che, qualunque ne sia il motivo, di per sé stesso non trovò molto oro), subiranno un lungo periodo di disinteresse fino all'arrivo dei "famosi" inglesi: famosi perché si tratta della Società che, disponendo di considerevoli mezzi (anche economici), dopo aver acquisito legalmente le necessarie concessioni minerarie, in quegli anni sfruttò contemporaneamente con lavori in vasta scala non solo quelli che risulteranno essere i principali giacimenti auriferi di questa zona, ma anche la maggior parte delle analoghe miniere poste nelle altre vallate dell'arco alpino. Gli inglesi (Gold mining Evancon company) agiranno in val d'Ayas dal 1897 al 1911 e ad essi seguiranno poi i Rivetti (di Biella) dal 1935 al 1948: tralasciando occasionali interessamenti da parte di altre ditte che però in sostanza non intrapresero alcun lavoro effettivo, queste due sono le uniche società che realmente sfruttarono l'oro locale. Quando infine anche i Rivetti abbandonarono il campo, alcuni singoli paesani tentarono la fortuna "in proprio", anche perché agevolati dal fatto che conoscevano i sotterranei avendovi già prima lavorato per conto dell'ultima soc. di cui sopra, ma l'unico che riuscì a dare un senso al suo operato fu Bitossi Florindo che visse (economicamente parlando) con la periodica rendita dell'oro che trovava.

Nota bene. Questa cartina mostra la maggior parte dei filoni sinora " riconosciuti ed in qualche misura esplorati" di questo distretto minerario: qui il paese Brusson (vedi margine sup. della carta) corrisponde all'orientamento "a monte" della valle. Si notino al merito due cose: 1 ) quasi tutti i filoni individuati nei tempi si trovano sulla destra orografica, fianco nel quale, ormai si sa, l'oro è quasi esclusivamente reperibile nei solfuri. 2) Ciamousira, cioè la miniera d'oro di Brusson nota per la la sua generosa giacitura (rarissima in Italia) costituita da Oro Nativo, si trova invece sul lato opposto ed è qui segnalata insieme soltanto al filone di  Gaebianche e a un paio d'altri che s'interpongono tra i due: viene spontaneo chiedersi (vista l'importanza che aveva a quei tempi il contesto) se si cercò abbastanza su tutto quel fianco della vallata e se sia proprio vero che non vi sussistano altri filoni analoghi a quelli di Ciamousira.

Un caso a parte riguarda invece la miniera di La Sache, perché non essendo d'oro, bensì sfruttata per il suo ferro, le due società sopra menzionate non se ne interessarono minimamente: se ne occupò invece il "Consorzio Agrario Cooperativo della Provincia di Novara e della Lomellina". A lato pag. c'è la scheda che ne parla.

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