Benché diversi autori abbiano
indicato come molto probabile lo sfruttamento da parte di Salassi e
Romani dei giacimenti della valle di Challand, essi non si sono
soffermati sull'argomento a dimostrazione del fatto che le tracce
lasciate da quei popoli sono poche e in ogni caso non permettono di
affermare con sicurezza il loro coinvolgimento nell'industria
estrattiva. Vorrei inoltre ricordare che una delle ipotesi sulle cause
del conflitto tra Salassi e Romani era proprio il controllo dei
giacimenti d'oro e lo sfruttamento dei corsi d'acqua per esercitare la
pesca dell’oro; metodica questa assai conosciuta all'epoca e
tutt'oggi praticata per hobby dagli abitanti della valle. Se si dà
credito solo alle notizie che in qualche modo riteniamo affidabili, i
giacimenti della valle di Challand vennero in seguito dimenticati per
circa mille anni! Personalmente ritengo che la cosa sia abbastanza
curiosa, perché non c'é Conte, Duca o Re che non
persegua sistematicamente ogni forma di guadagno, a maggior
ragione se si tratta di oro, per non parlare delle iniziative dei
singoli; da sempre infatti gli abitanti della valle di Challand si sono
dedicati alla pesca dell'oro ed al riconoscimento di filoni
auriferi. Carlo II, siamo nel 1531, invia degli esploratori in
Valle d'Aosta affinché riconoscano le principali miniere;
convoca inoltre dalla Germania Ludovico Gung, noto minerologo che
accetta il titolo di Gran Maestro delle miniere, ma non si hanno
notizie sui risultati ottenuti. Duplisson nel 1742 visitò le
miniere e riferisce in un suo scritto di aver trovato
delle lettere sulla roccia, J e H nonché la data 1595, inoltre vi erano
altre lettere che mal si leggevano, ma sicuramente di origine germanica.
Nel 1725 il Capitano delle miniere J. N. Muhlhan visitò il Ducato di
Aosta e si interessò al filone di Arbaz, ma il tentativo di
ottenerne la concessione non ebbe seguito. Dal XVIII secolo
le notizie ci giungono dagli archivi della famiglia Challant.
Risulta che il Sig. J.-J. Perroz e soci furono incaricati nel 1726 di
escavare tutte le miniere esistenti e di praticare le ricerche del caso.
Nello stesso periodo il signor Bellot si dedicava alla ricerca di
minerale di rame. Alle miniere si interessarono successivamente un certo
Mutta e in seguito il dottor J.-M. Pomier che ottenne la
concessione della miniera di piombo e argento di Arbaz nel 1748 e nel
1750, includendo nelle ricerche anche il filone Boret.
Nel
1751 il Conte affida alla società De Ambrosis per quindici anni il
compito di scavare le numerose miniere della giurisdizione; il fatto
ostacolò molto l'esercizio demaniale che iniziò nel 1752 e che vide
come protagonista il Cav. Nicolis de Robilant, il quale era appena
tornato dalla Germania dove si era recato per aggiornamenti. Solo con
l'intervento del Re, la questione assai intricata si risolse. Il
Conte ottenne seimila lire subito più il 7% degli utili netti futuri,
calcolando che in ogni caso non potesse ricevere mai meno di
duemila lire annue, a prescindere dai risultati ottenuti. La società De
Ambrosis rinunciò ad ogni diritto per la valle di Challand, ottenendo
dalle Finanze cinquemila e cinquecento lire più settecentocinquanta
lire annue da detrarre dalle duemila dovute al Conte. Il motivo
per cui il Governo rischiò l'impresa era dato dal ritrovamento di
una grossa pepita nei pressi di Emarèse nel
1741; questo fatto aveva illuso gli inviati del Re sulle ottime
possibilità di individuare qualche consistente filone. Iniziò così
l'esercizio demaniale, la direzione dei lavori fu affidata al
sottotenente Ponzio mentre due scrivani si occuparono
dell'amministrazione tenendo separati i conti tra la cava di Bouchey
e la resa della pesca dell'oro dal resto delle cave, che sembrava
dovessero rendere meno. Le ricerche si intensificarono
nelle località Borna d'Oreno,
Grande Guillate, Torrette
e Viabeccia, siti questi dove erano stati
praticati scavi antichi; ad Arbaz, Bouchey e Bouret vennero invece
iniziate le ricerche preliminari, animate dal ritrovamento di alcune
lamelle di oro nativo. La direzione dei lavori veniva lasciata ai
sergenti, ai caporali o sottocaporali; i minatori potevano essere dei
militari oppure dei volontari, inoltre vi erano ferari,
spacciatori e portaferri. Nel 1754 de Robilant ottiene l'approvazione
del Congresso delle miniere al suo piano per il prosieguo dei lavori;
esso prevedeva diverse nuove gallerie ed alcuni pozzi, il prolungamento
delle gallerie esistenti particolarmente promettenti, nonché l'impiego
di diverse decine di operai e la costruzione di una
laveria, che restò sulla carta per i mediocri risultati ottenuti.
L'avanzamento delle gallerie procedeva alla luce di lanterne ad olio e
per mezzo di colpi da mina; i fori di circa un metro venivano riempiti
di polvere pirica, successivamente il minerale veniva evacuato con dei
carretti. Nel 1756 i lavori andavano a rilento, la roccia si rivelò
particolarmente dura mentre in alcuni cantieri i risultati furono nulli;
vennero sospesi i lavori a Torrette, ci si limitò alla manutenzione
nelle gallerie di Viabeccia e Grande Guillate mentre si lavorò con
grandi aspettative ai filoni di Arbaz, Bouchey e Bouret. L'anno seguente
anche il filone Viabeccia venne abbandonato inentre nel
1759 a Bouchey nuove speranze facevano ipotizzare per il
futuro la creazione di infrastrutture atte a trattare il minerale;
purtroppo le aspettative vennero ancora una volta disattese, i risultati
non arrivarono e l'esperimento statale terminò nel 1769, quando arrivò
l'ordine di licenziare gli operai e abbandonare i cantieri;
l'esperimento statale si era dunque concluso con un fallimento. Il conte
di Challant qualche anno più tardi riprese i lavori a Bouchey, ma il
filone si rivelò scarsamente mineralizzato ed i lavori
vennero nuovamente abbandonati . Durante buona parte del XIX secolo
le miniere d'oro vennero prese in considerazione solo in
modo saltuario e senza che venissero eseguiti significativi lavori di
ricerca. La Société des Mines de l'Evancon verso la fine
dell'ottocento intraprese uno studio giacimentologico
richiedendo la concessione per ricerche aurifere; nel 1898
iniziarono i primi lavori. L'anno seguente vennero individuati i filoni
di Béchaz e si
provvide alla costruzione di alcuni impianti e all'apertura di alcune
gallerie. Nel 1902 la concessione passò alla società inglese The
Evancon Gold Mining Company Limited che già dal 1898 lavorava alla
vicina miniera di Fénillaz. Gli inglesi
ottennero discreti risultati e lo sforzo finanziario fu in
qualche modo premiato, soprattutto grazie ai filoni di Fenillaz e
Béchaz.
Dopo qualche anno di
coltivazione nel 1906 i lavori vennero sospesi e la
concessione fu revocata nel 1911 per la bassa resa, ormai diventata
significativa . Nel 1937 una nuova concessione a favore del sig.
Giuseppe Rivetti di Torino permise di riattare le strutture lasciate
dagli inglesi e concentrò le ricerche soprattutto a Béchaz
ma nel 1933 i lavori vennero interrotti per gli scarsi risultati. Sempre
il Rivetti ritentò l'impresa facendo dei saggi che non
diedero le premesse per la coltivazione. In tempi recenti sono stati
concessi alcuni permessi di ricerca che hanno portato ad una serie di
piccoli lavori in alcune delle miniere della valle di Challand. La foto
qui a lato mostra il primordiale mulino, posto sul torrente Evancon e
che costituisce il primo degli edifici adibito alla lavorazione
del minerale proveniente sia dal Giacimento Bechaz che dal
filone
Fenillaz.