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tutta la coltre alluvionale del Ticino l'oro è diffuso in forma di
sottilissime scagliette
con dimensioni raramente superiori al millimetro e in contenuti che
raramente superano pochi milligrammi per metro cubo di sedimento: nella
parte iniziale della pianura alluvionale
è stata comunque riconosciuta la costante presenza di uno strato in
profondità variabile da tre a sei metri e spesso un metro o due, con contenuti
variabili da 300 a 600 milligrammi per metro cubo. |
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Nelle cosiddette punte che si formano sulle sponde del fiume durante
le piene più violente (per erosione e concentrazione di materiale delle
sponde) si possono avere contenuti di alcune decine di grammi per metro
cubo di sedimento: in quelle più prossime alle antiche discariche
moreniche possono trovarsi rade scagliette da mezzo centimetro ed oltre,
spesso ripiegate una o più volte, nonché isolati granuletti
arrotondati o spugnosi.
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Le punte sono da sempre oggetto dell'attività artigianale di pesca
dell'oro, ma sono molto limitate (uno/due metri cubi), mentre la coltre
alluvionale, grazie alla notevole estensione, sin dalla seconda metà
dell'Ottocento è stata oggetto di tentativi di coltivazione in grande,
con l'impiego di draghe (vedi un
esempio di Draga in altra località). L'attività è stata particolarmente intensa e
continuativa nella zona di Oleggio, dove si trova oro più grosso, e in
quella di Vigevano, dove invece l'oro è molto fine: ad Oleggio vi si
sono da sempre dedicati in particolare gli abitanti della frazione
Loreto, nome piuttosto significativo, come è significativo il nome
della vicina ansa fluviale più ricca, Raspagna.
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Le scagliette d'oro, di un bel colore giallo, hanno in genere bordi
irregolari ma ben arrotondati, e le superfici, apparentemente lisce, al
microscopio appaiono sempre bugnose e rugose, a testimonianza dei
molteplici episodi di trasporto. La lunga permanenza in acqua e nei
livelli freatici fa sì che il metallo raggiunga una discreta purezza
(in questo caso fino al 90,6%)
rispetto a quello contenuto nei giacimenti primari, per dissoluzione
dell'Argento e del Rame ivi contenuto in lega.
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Per lungo tempo ha destato meraviglia il fatto che l'oro del Ticino
sia abbastanza diffuso ad una certa distanza dal Lago Maggiore e più
esattamente a a partire da Coarezza, undici chilometri a valle del lago,
mentre non se ne trovano apprezzabili tracce vicino allo sbarramento
morenico e nelle parti montane, più vicine ai giacimenti primari: ciò
e dovuto principalmente ad un fattore naturale, le periodiche
glaciazioni che hanno interessato le Alpi e, in misura ancora da
valutare, dai rimaneggiamenti da parte dell'uomo. Come è noto le rocce
sino soggette all'azione disgregatrice degli agenti atmosferici, che
smantellano a lungo andare le montagne, ed i detriti vengono trascinati
sempre più a valle dai corsi d'acqua, fino a riempire mari e oceani;
l'oro è un minerale praticamente inalterabile e con altissimo peso
specifico, quindi, mentre altri minerali e rocce vengono disciolti e
trascinati a valle, esso viene liberato dalla matrice rocciosa e resta
sul posto concentrandosi sempre più. Di conseguenza, nelle immediate
vicinanze dei giacimenti primari si sono formati, nel corso dei
millenni, discreti depositi detritici con pezzi d'oro di grosse
dimensioni, ma tali depositi sono
poi stati sistematicamente
trascinati a valle dalle periodiche avanzate dei ghiacciai. Qui a
lato, la descrizione di alcune interessanti località per cercare oro
nel Ticino.
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